Avversione al rischio e avversione alla perdita

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Un gran numero di persone che si è avvicinato al trading finanziario per curiosità o addirittura per noia, senza le necessarie competenze e con la speranza di ottenere facili guadagni, ha invece subito perdite di denaro. Tuttavia, tra le persone che hanno perso soldi ci sono anche individui preparati, che in simulazione avevano raggiunto riscontri positivi dall’attività di scambio, solo che una volta passati ai mercati reali hanno cominciato a incassare dei loss.

La spiegazione può essere ricercata nella mente del trader. Il lavoro del trader infatti sollecita una serie genetica di emozioni che ciascuno di noi, a livelli diversi, annette al proprio animo. Per questa ragione si ritiene che il trading non sia adatto a tutti, tanto meno a chi ha un “metabolismo emotivo” sopra la media, capace di strutturare veri e propri “programmi mentali”.  

Supponiamo infatti di aver investito 100.000 euro in una piattaforma di trading valutario, di supporre un incremento di almeno due figure (200 pips) del cambio Euro/Dollaro (EUR/USD) e che dopo un paio di giorni un lotto (10 euro a pips) ordinato a mercato abbia invece usufruito della salita di una sola figura, senza un’ulteriore ascesa del prezzo. In una fattispecie simile molti trader sarebbero comunque soddisfatti dell’operazione e avrebbero chiuso il trade, sottovalutando l’ipotesi di partenza (200 pips) e il fatto che il mercato conservi le potenzialità per la prosecuzione del trend rialzista.

Questi operatori incassano 1.000 euro (10 euro*100 pips) volendo monetizzare il profitto, in base al detto: “guadagna e pentiti“. Questo tipo di atteggiamento psicologico in finanza comportamentale viene definito “avversione al rischio“, il trader dice a se stesso: ”meglio non perdere quanto guadagnato fin d’ora”.

Ma non è sempre così

Altri invece si intestardiscono nel target prefissato dal “programma mentale” dei 200 punti a mercato, ma immaginando che il prezzo ad un certo punto scenda anziché salire l’investitore si ritroverebbe presto con una perdita secca fino a bruciare il profitto del 10% (e quindi i 1.000 euro). In più, questa flessione potrebbe aver compromesso una struttura di supporto e proseguire nella discesa fino ad intaccare il conto trading. E’ qui che il “programma mentale” può sabotare il senso logico del trader al fine di non vedere materializzata la perdita, visto che fino a quando l’operazione non è chiusa l’esborso è solo teorico.

Le convinzioni mentali mettono in evidenza l’avversione alla perdita, per cui di fronte alla probabilità di perdere denaro si decide di rimanere in posizione nella speranza che il trend torni amico.

Due diversi atteggiamenti

Gli esempi descritti sono speculari e dimostrano come in una medesima situazione la mente possa rispondere in modo alternativo. Nel primo caso spinge ad incassare i 1.000 euro nonostante un target prefissato più ambizioso, mentre nel secondo non accetta il mancato guadagno studiato a tavolino e spinge il trader a lasciare aperta l’operazione con il rischio di subire una perdita ancora più consistente.

Avversione al rischio e avversione alla perdita combinate con un grado di emotività sopra la media rappresentano le cause dei fallimenti del 90% dei trader retail, ecco perché la componente psicologica di un individuo riveste un ruolo importante nelle attività finanziarie.  

Di Vincenzo Augello