Brave Advertising, Privacy, Blockchain e Criptovalute. Il futuro è adesso

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Il futuro della pubblicità non deve per forza allarmare, visto che le strategie di marketing sono un fattore essenziale dei microsistemi economici. In avvenire però si vedranno solo annunci di cose a cui si tiene, saremo pagati per l’attenzione e quel pagamento avrà un valore concreto. Gli inserzionisti tratteranno con gli editori, non più con  4/5 intermediari e tutti potranno usufruire di una negoziazione automatizzata, questo è nella mente dei progettisti dell’ecosistema BAT/Brave-browser.

Quanto prospettano Brendan Eich e il suo team è, per certi versi, l’esatto opposto dell’attuale struttura pubblicitaria mainstream, dove la frode è dilagante, la gente blocca il maggior numero di banner possibile e gli inserzionisti implementano script nelle pagine dei loro portali per tracciare le persone e vedere se stanno cliccando sugli annunci per incassare soldi. Brave, al contrario, elimina ogni possibilità che il nostro comportamento in Rete sia schedato. Il browser della startup californiana è un programma di navigazione come Chrome, Safari o Firefox, con la differenza che si può optare per la pubblicità, piuttosto che rinunciarvi con un adBlock; per cui neanche gli inserzionisti possono rintracciare le nostre abitudini online, perché è l’intelligenza artificiale del browser a selezionare la pubblicità che fa al caso nostro.

Tutto ciò sta portando ad incredibili tassi di click-through rate, con acronimo (CTR),  dunque a una percentuale straordinariamente elevata di click per visualizzazione del web-annuncio. Google, ad esempio, ottiene meno dell’1% di CTR dal suo motore di ricerca, mentre gli annunci su Brave hanno una media del 9% di click-through rate, un risultato tuttora senza precedenti. Il browser costruito sulla blockchain di Ethereum è ancora piccolo rispetto ai colossi della Rete, a chi piace lo sa, anche se ha già 15 milioni di utenti; su questi presupposti però potrà crescere rapidamente. I clic pubblicitari hanno appena superato il miliardo, con un aumento del 930% rispetto ad ottobre 2019.

Non ci sono dati lato server, perché non c’è il lato server

Tutti i dati di targeting rimangono sul proprio software e sul proprio dispositivo, che sia un computer o uno smartphone. La pubblicità arriva su Brave, ma il processo di segmentazione degli annunci avviene in locale, per questo vediamo solo i banner di nostro interesse, se abbiamo optato per la visualizzazione della pubblicità. E’ un cambiamento radicale, perché mette l’utente in grado di gestire il proprio target market.

Brave risolve gran parte dei problemi di sicurezza dei dati che nessuna regolamentazione, nemmeno la GDPR, è stata ancora in grado di risolvere in modo adeguato.

Ha detto di recente Brendan Eich:

La gente dice che i dati sono una merce, sono come il petrolio. No, sono molto personali e sono molto contestuali e devono avere una durata di conservazione

Poi aggiungerei io…scadono..

In un mondo sempre più digitale, noi siamo anche i nostri dati. Avere la possibilità di gestirli è senz’altro una buona cosa e un obiettivo da porsi.

Di Vincenzo Augello