Brave come ci conserva i BAT guadagnati ? Il caso del lestofante che brucia 53 mln di Euro perchè il padrone di casa gli butta al secchio la key

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The Irish Time, celebre testata giornalistica irlandese, on-line dal 1994, ha raccontato la storia pazzesca di un piccolo spacciatore di marijuana che ha bruciato oltre 53 milioni di euro in criptovaluta per colpa del suo padrone di casa. Il tizio si chiama Clifton Collins e aveva pianificato di investire in bitcoin una parte dei suoi guadagni ottenuti coltivando e vendendo canne, quando la criptovaluta quotava meno di 10$. L’ individuo è stato arrestato e tradotto in carcere, e in questo periodo il suo padrone di casa ha fatto ripulire l’appartamento per liberarlo e affittarlo ad altri nuovi clienti. Solo che tra le cose cestinate c’era anche una scatola di ami da pesca con all’interno un foglio con scritti dei numeri apparentemente senza senso.

Si trattava della key  per accedere al wallet dove il “trader digitale” aveva depositato tutti i suoi risparmi in Bitcoin, finiti nella spazzatura.

Quando Collins è uscito di carcere il prezzo di bitcoin era alle stelle, circa 9.600$, contro i 6$ che aveva pagato tra il 2011 e il 2012. Ne aveva comprato per 6.000 unità, equivalente ad un valore complessivo di 53.6 milioni di euro.

L’episodio, ancora una volta offre lo spunto per riflettere sull’accaduto e sulla responsabilità che impone il denaro virtuale nella custodia. Con il denaro dei computers non ci sono banche e siamo noi gli unici responsabili.

Brave al riguardo fornisce una chiave univoca necessaria al ripristino del wallet, nel caso in cui il pc, lo smartphone o il browser stesso vadano in crash.

Si può sempre usare la Key per riottenere il controllo del portafoglio integrato di Brave e, se accade qualcosa al browser o al computer, ogni utente può ripristinare tutta la configurazione, il saldo e le movimentazioni in Basic Attention Token (BAT).

E’ importante proteggere questa chiave, perchè chiunque la ottenga potrebbe rubare il nostro portafoglio digitale e non c’è blockchain che tenga. Forse è più sicuro scriverla su un file criptato, salvarlo su una chiavetta usb o dovunque si tengano dati personali.

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Di Vincenzo Augello