Brave inciampa sui ricavi, Eich si scusa e corregge il “bug” con la versione 1.9.80

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Il team Brave browser è stato beccato con le mani nel sacco. D’altra parte l’autofinanziamento per una giovane impresa come quella di Eich è un fattore che conta; ad ogni modo sono davvero tanti gli sforzi della startup californiana per difendere la privacy degli utenti.  Il browser progettato dal co-fondatore di Mozilla e creatore di JavaScript Brendan Eich, si è trovato sotto tiro per il reindirizzamento automatico degli URL digitati nella barra degli indirizzi del navigatore verso URL da cui traeva profitto.

Brave è stato dunque sorpreso a reindirizzare l’URL digitato per Binance, importante exchange di livello mondiale, verso URL di siti da cui Brave guadagna senza il consenso della community.

Il reindirizzamento è stato scoperto da Yannick Eckl che lo ha rivelato su Twitter questo fine settimana, spiegando che digitando binance.us o binance.com in Brave si reindirizza l’utente al link affiliato binance.us/en?ref=35089877, che fa guadagnare soldi all’azienda informatica statunitense.

Brave da parte sua ha fatto un accordo con Binance a marzo ed ha implementato il widget di scambio di criptovaluta direttamente sul  browser, anche per distinguersi dai diversi modelli di business di altri browser, come Firefox di Mozilla, che ha sempre guadagnato la maggior parte dei suoi ricavi da accordi con fornitori di motori di ricerca, come dal colosso Google. La funzione trading di Binance direttamente nel browser è stato progettata per rendere più facile agli utenti Brave gli investimenti in criptovaluta.

Quanto accaduto però ha tradito la fiducia di gran parte dell’utenza e anche degli affiliati, che non devono pagare Brave per i visitatori che digitano l’URL dell’affiliato nella barra degli indirizzi del browser.

Eich, CEO di Brave, si è scusato per i reindirizzamenti e ha dato una spiegazione per il comportamento, sostenendo che si è trattato di un “errore“.

Non è una bella cosa e mi dispiace davvero. Sono triste anche io

 ha scritto.

Abbiamo fatto un errore, stiamo correggendo: Brave di default autocompleta testualmente ‘http://binance.us’ nella barra degli indirizzi per aggiungere un codice di affiliazione”, ha scritto Eich. Siamo un affiliato di Binance e rimandiamo gli utenti tramite il widget di trading opt-in nella nuova scheda d’apertura ed il completamento automatico non dovrebbe aggiungere alcun codice..   

Sono comunque numerose le persone su Twitter che ritengono che Brave abbia semplicemente commesso uno sbaglio, sebbene altre ricerche sul repository GitHub di Brave hanno dimostrato che il browser basato su blockchain reindirizzava anche gli URL di Ledger, Trezor e Coinbase verso gli URL da cui Brave otteneva profitti. In pratica il browser inserendo un numero identificativo nella stringa-indirizzo, faceva passare ogni suo utente come referral, portando chiaramente lauti introiti nelle casse del team.

In difesa dell’apparente errore, Eich ha spiegato pure che Brave sta “cercando di costruire un business redditizio che metta gli utenti al primo posto, allineando gli interessi tramite annunci privati che pagano l’utente e nessun dato del browser viene salvato in chiaro sui nostri server“.

D’altro canto ha specificato Eich:

L’impostazione predefinita di autocompletamento è ispirata dall’attribuzione di query di ricerca clientid che tutti i browser fanno, ma a differenza delle query di parole chiave, un URL digitato dovrebbe andare al dominio nominato, senza alcuna aggiunta. Ci scusiamo per questo errore è chiaro che non siamo perfetti, ma abbiamo ora corretto la cosa

Il creatore del Javascript ha sottolineato inoltre che Brave non riscriveva i link nelle pagine web e non lo avrebbe mai fatto. Brendan ha chiarito che il comportamento era limitato agli autocompletamenti nel momento in cui gli utenti digitano l’URL nella barra degli indirizzi.

Gli utenti che non vogliono che gli URL dei siti criptati siano convertiti automaticamente in quelli che fanno guadagnare Brave potevano disattivare la funzione “Mostra siti suggeriti da Brave in suggerimenti autocompletati“.

L’aggiornamento all’ultima versione 1.9.80 adesso ha risolto ogni “malinteso” e l’impostazione di default, il tutto reso pubblico con un tweet di questa mattina

Tuttavia, quanto accaduto non ha mai compromesso la privacy degli utenti, né ha mai potuto rivelare alcuna informazione personale. Il codice di affiliazione identifica Brave al partner, non identifica l’utente o chiunque altro e, nella peggiore delle ipotesi, si tratta soltanto di una deviazione comportamentale dovuta alla necessità, non giustificabile, di fare profitti in un settore dove la competizione é a livelli altissimi.


Di Vincenzo Augello