Brave lavora ad un generatore di impronte digitali randomizzato

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Recentemente, il team di sviluppatori -Brave browser- ha annunciato che sta progettando l’implementazione di una nuova funzionalità chiamata “generatore random di impronte digitali del browser”, che permetterà agli utenti di migliorare notevolmente la loro privacy individuale e la sicurezza digitale. In base a quanto è trapelato, il generatore di impronte digitali farà apparire ogni sessione del browser come unica, mentre l’utente si muove tra i siti web e tra le sessioni di navigazione; ciò farà in modo che la sessione internet di un utente sia assolutamente unica durante la navigazione, rendendo difficile, se non impossibile, tracciare l’internauta.

Le impronte digitali dei browser ad oggi sono veri e propri marcatori che molte aziende utilizzano per tracciare i movimenti dei browser più utilizzati in modo piuttosto semplice. Per esempio, un comportamento abituale come quello di mantenere la finestra del proprio navigatore sempre aperta può consentire di esporre la propria identità ad un manipolo di malintenzionati.

Per questo, l’ultimo sforzo dei programmatori per rendere casuali le impronte digitali dei suoi utenti viene considerato dagli esperti di cyber-sicurezza come un fattore evolutivo della navigazione online. E’ anche per queste ragioni che tanti nerd preferiscono le distribuzioni Linux di Tails, un sistema operativo basato su Debian incentrato sulla sicurezza e che di default garantisce che gli utenti abbiano un’impronta digitale minima.

Il nuovo tool proteggerà su scala planetaria dagli attacchi perpetrati attraverso le impronte digitali; le tecniche di randomizzazione delle impronte di Brave impediranno agli internauti di avere un’impronta digitale unica, visto che alcuni siti utilizzano strumenti di rilevamento delle impronte digitali non mirati che gli inserzionisti e i tracker sfruttano; sarà comunque improbabile che il rilevamento delle impronte digitali di Brave sarà efficace contro le identificazioni fatte dagli attori statali o dalle forze dell’ordine, i quali avranno sempre una backdoor.

Google e Microsoft, secondo quanto è stato dichiarato del team californiano, non si avvalgono di una tecnologia così lungimirante per proteggere le informazioni dei loro utenti perchè la tecnica di randomizzazione in questione è nuova e prima esisteva solo nella ricerca accademica. In secondo luogo, sussiste un problema di azione collettiva, per cui i fornitori di browser sono restii all’impiego di nuovi protocolli di protezione per il timore che i loro schemi di business vengano penalizzati.

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Di Vincenzo Augello