Brave resuscita siti zombie e valorizza l’errore 404 sulle pagine web

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Quante volte capita di ricercare un sito risultato particolarmente interessante che, per svariate ragioni, non è più online ? Digitiamo sulla barra degli indirizzi il nome del portale che volevamo tornare a visitare ma il terminale restituisce errore 404, cioè pagina non più esistente.

Ebbene, grazie alla partnership tra la software house di San Francisco, la sezione che si occupa di sviluppo software e The Internet Archive, da oggi navigando sul Web con Brave quando si incontra una pagina inesistente o non più raggiungibile invece di  visualizzare l’errore 404, tipo “Page Not Found” si viene indirizzati verso una sua versione precedente archiviata nel database della Wayback Machine, dove fino ad ora ne sono state salvate oltre 400 miliardi.

La Wayback Machine

Brave può dunque utilizzare la Wayback Machine, l’archivio digitale del World Wide Web lanciato nel 2001 dall’Internet Archive, un’organizzazione no-profit con sede in California , non solo in caso di errore 404 ma anche con gli errori  408, 410, 451, 500, 502, 503, 504, 509, 520, 521, 523, 524, 525 e 526. Senza scendere in tecnicismi ho testato la nuova funzione e messo alla prova il browser con l’ultima versione 1.4.95 installata sul mio pc Windows e puntando il browser verso una pagina non più esistente, come quella ufficiale della Casa Bianca, ecco cosa succede, il risultato è nello screenshot qui di seguito:

Facendo click sul pulsante “Controlla la presenza di versioni salvate” si viene indirizzati a una di quelle salvate da The Internet Archive, con la possibilità di navigare liberamente e accedere a tutte le informazioni rilasciate in passato dal sito governativo USA.

Sito governativo USA prima di essere offline, recuperato grazie a Brave

La funzionalità è supportata in modo nativo solo da Brave, ma risulta disponibile sotto forma di estensione anche su Chrome, Safari e Firefox. D’altra parte, dalla fine del 2018 il gruppo di programmatori guidato da Brendan Eich lavora sul codice sorgente open source di Chromium, proprio come Edge di Microsoft e Chrome di Google.

Anche se Brave detiene una quota di mercato molto inferiore rispetto a quella dei browser più conosciuti, nei suoi poco più di tre anni di vita è stato capace di conquistare una nicchia di utenti grazie a funzionalità innovative come il supporto-default al blocco dei banner e l’anti-tracking delle attività svolte online, piuttosto che la piattaforma Brave-rewards, che consente la circolazione di valore economico e di guadagnare dalla visualizzazione degli annunci pubblicitari con la sua criptovaluta Basic Attention Token (BAT).    

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Di Vincenzo Augello