Brave riferisce su furti di dati di pazienti psichiatrici e tossicodipendenti a fini di marketing

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Un recente rapporto fatto dal team di Brave browser spiega che le falle nel meccanismo di protezione dei dati sono davvero tante. Le persone più colpite da indebite intrusioni sono quelle che cercano aiuto. Secondo gli studi fatti dagli analisti statunitensi, le persone più fragili vengono spiate dai fornitori di dati nel  Regno Unito soprattutto, ma anche in Francia e in Germania.

COSA DICE IL RAPPORTO

Brave rivela che nel Regno Unito le persone che cercano aiuto nei siti web sui temi della dipendenza, della disabilità mentale e della povertà, vengono tracciate da società private. Il profilo poi viene rivenduto direttamente a scopo di lucro.

PUBBLICITA’ SU MISURA IN TEMPO REALE

198 siti web britannici, ha continuato Brave, hanno utilizzato le informazioni per produrre pubblicità su misura. Un processo noto come “asta in tempo reale”, dove dati rilevanti vengono messi all’asta ed il miglior offerente può pubblicare annunci mirati. Le informazioni che vengono vendute in questo processo invasivo includono informazioni personali sull’identità, l’ubicazione e gli interessi. Inoltre, programmi creati ad hoc raccolgono indizi anche dal browser utilizzato, come le abitudini di lettura. L’ infrastruttura per le offerte dei dati carpiti indebitamente non proviene dagli inserzionisti e anche lo scandalo di Cambridge Analytica, legato a Facebook e alle presidenziali USA ne è una prova.

Secondo Brave le offerte in tempo reale sono “il più grande hack mai registrato nel Regno Unito”. L’ Information Commissioner’s Office (ICO), autorità competente sull’informazione e la trasparenza a Londra, ha quindi fallito più volte.

Il rapporto prosegue dicendo che spesso gli utenti non hanno coscienza di cosa accada ai loro dati. Mentre le società che “amministrano” queste informazioni sanno esattamente cosa farne. Che si tratti di tossicodipendenti, di persone con problemi fisici e/o mentali o dei loro parenti, i dati venduti sono ben impacchettati e passati al sito che li sfrutta dietro compenso.

La situazione oltremanica relativamente alla privacy è dunque grave. Le persone in cerca di aiuto sono regolarmente spiate dai fornitori di dati e Brave sa quali sono queste società.

BRAVE AFFILA LE ARMI

L’indagine non è la prima che Brave software ha condotto ed il progetto decentralizzante del suo browser nasce proprio dalle carenze nella gestione dei dati nel mondo. Nel settembre 2019, ad esempio, l’azienda ha mosso gravi accuse al fornitore del motore di ricerca Google. Anche in questo caso le accuse sono state concentrate sulle gravi violazioni della normativa di base in merito alla protezione dei dati. A quel tempo Google era stato già accusato di aver effettuato un commercio di informazioni non autorizzate. In proposito si è affermato che gli addebiti fatti dal team californiano a Mountain View erano di parte, ed è possibile, dopo tutto, Brave è in diretta competizione con Google. Brave Browser d’altronde ha una propria valuta, per cui gli interessi economici possono senz’altro penalizzarne l’atteggiamento. Le relazioni della società informatica di San Francisco però sono concrete e si basano su riscontri in gran parte resi pubblici. (Di Vincenzo Augello).

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