Cina sempre più virtuale: backtesting reale per lo Yuan digitale

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Lo yuan digitale cinese è ormai un dato di fatto. Dopo un lungo periodo di debug, la People’s Bank of China (PBOC) ha immesso circa 1,5 milioni di dollari in valuta virtuale.

Lo yuan digitale circola su un campione di 50.000 persone

In precedenza, lo yuan immateriale è stato testato da imprese USA come la Subway, ma ora sembra che la moneta sia entrata in una fase completamente nuova del suo processo di sviluppo. Il programma pilota della valuta ha visto la Shenzhen Municipal Cyberspace Administration scegliere random un campione di 50.000 persone, che otterranno una parte dei 10 milioni di yuan digitali, del valore più o meno di 1,5 milioni di dollari.

I selezionati riceveranno fino a 30 dollari in yuan virtuali. Avranno poi l’obbligo di spendere il denaro fino al 18 ottobre, presso oltre 3.000 rivenditori. I responsabili del progetto “yuan digitale” sono piuttosto severi e le regole del programma vietano agli utenti selezionati di trasferirlo su conti digitali di proprietà di altre persone. Inoltre, la somma ricevuta non può essere convertita in valuta fiat. Al termine del periodo di prova, tutti gli yuan non spesi torneranno agli sviluppatori per altri test.

Sorgono diversi interrogativi:

Cosa succederà agli utenti del denaro ? Saranno spiati ? Il test serve per avere un’idea di come la gente utilizzerà i fondi digitali ? C’è il pericolo latente di un’invasione della privacy ?

Anche se è stato detto che la moneta non verrà utilizzata per ficcare il naso nella vita della gente, alcuni dubbi restano lo stesso. Per di più, inizialmente lo yuan dgt ha circolato nelle imprese americane, non di stanza in Cina, il che suggerisce che forse Pechino sta cercando di avvantaggiarsi nei confronti delle culture e delle economie occidentali.

La buona notizia è che la Cina ha dato fuoco alle polveri e allo spirito competitivo di molte nazioni, compresi gli Stati Uniti. Allo stato attuale, altre sette grandi banche, tra cui la Federal Reserve e la Banca dei Regolamenti Internazionali, hanno annunciato che stanno esaminando la possibilità di istituire una banca centrale delle criptovalute, emesse unilateralmente e che lavorano in tal senso. La Cina dunque non è l’unico paese impegnato in un progetto di questo tipo.

Alcune nazioni iniziano quindi a competere sul versante di una moneta centralizzata su base monetaria immateriale e, a quanto pare, lo yuan è il primo ad arrivare ad una fase di sperimentazione concreta, ma altri stanno seguendo l’esempio, il che significa che la Cina potrebbe incappare in una resistenza hardcore e nella concorrenza da parte di grandi potenze economiche come gli Stati Uniti.

Quanto lontano si andrà dipenderà principalmente dalle idee e dalla velocità dei regolatori, molti dei quali fino ad ora hanno mostrato resistenza verso Bitcoin e il pianeta cripto.

Di Vincenzo Augello