Come operano le grandi banche d’affari: il trading HFT ad alta frequenza

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L’High-Frequency Trading, letteralmente transazioni ad alta frequenza, è una tecnica d’intervento sui mercati finanziari che utilizza sofisticati strumenti hardware e software, legati a connessioni in fibra ottica super veloci, dove le operazioni restano aperte solo per alcune frazioni di secondo. Questa modalità operativa è svolta dalle grandi banche d’investimento, come JP Morgan o Goldman Sachs negli Stati Uniti, che forniscono consulenza sul trading, gestiscono importanti patrimoni privati e non consentono di effettuare depositi.

L’attività necessita di computer di ultimissima generazione dai costi elevati che elaborano dati statistici mediante l’esecuzione di codici sorgenti scritti da ingegneri informatici altamente remunerati e di algoritmi. L’HFT richiede l’accesso a reti ultraveloci in fibra ottica per ricevere le quotazioni in frazioni di secondo prima degli altri trader.

Il fine ultimo è quello di guadagnare su margini molto ridotti, anche di pochi euro, sfruttando la velocità estrema nella ricezione dei dati. Per lucrare guadagni significativi da margini tanto esigui le banche eseguono fino a 3.000 operazioni al giorno in HFT. Sul piano infrastrutturale, questa enorme velocità di trasferimento dati è resa possibile da cavi in fibra che attraversano anche l’oceano.

Celebre è il cavo MAREA, lungo 6.600 Km nell’ Atlantico posato da Microsoft e Facebook che consente una velocità di 160 Terabit al secondo e permette di vedere 71 milioni di video ad alta definizione per secondo. Per renderci conto delle performance che consente questa tecnologia, pensiamo che le comunicazioni satellitari hanno una velocità pari a 1.000 megabit al secondo, dove invece 1 Terabit equivale a 1.000.000 di megabit.

Questi cavi sono costosissimi. MAREA, per esempio, è costato 380 milioni di euro e per la sua manutenzione sono stanziati dalle Internet company 7,7 milioni all’anno. Attualmente sotto i mari del Pianeta ci sono oltre 300 linee per la comunicazione dati. Le grandi banche d’affari tramite l’HFT generano migliaia di operazioni con profitti minimi che moltiplicati per la quantità immensa di scambi a cui partecipano producono un utile importante.

Ricevendo le quotazioni alcune frazioni di secondo prima del resto dei traders e 1 o 2 punti (pips) come take profit ad eseguito su svariati lotti e per migliaia di operazioni svolte durante il giorno, i grandi operatori ottengono guadagni considerevoli. L’High- Frequency Trading è una realtà da quasi dieci anni ormai ed è una prerogativa esclusiva delle banche d’investimento in quanto il trader privato o le sale operative private non possono sostenere i costi di esercizio che questa tecnologia comporta.

Le banche poi essendo anche broker delle loro operazioni non hanno costi di commissione o di spread come nel forex. Quindi anche il profitto di un pip/tick  è sufficiente a generare una plusvalenza, a differenza del trader privato che deve considerare mediamente 0,5 – 0,8 punti di spread ad ogni punto di profitto.

Di Vincenzo Augello