Cosa sono i futures ?

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Sono strumenti finanziari derivati. Quando si parla di derivati, si fa riferimento a quella particolare categoria di titoli finanziari il cui prezzo “deriva” – da qui il nome – dal valore di mercato di un’altra attività di riferimento, chiamata “attività sottostante”.

In base all’attività sottostante, è possibile tracciare due principali categorie di strumenti derivati:

A) I derivati finanziari, la cui attività sottostante è rappresentata principalmente da tassi di interesse, dalle valute, dai titoli di Stato, dalle azioni e dagli indici azionari;

B) I derivati sulle merci o delle materie prime (commodity derivatives), la cui attività sottostante è invece identificata da attività reali come il petrolio, l’oro, il bestiame, il grano, il caffe, la soia ecc..

In base alla struttura contrattuale, possiamo distinguere due tipologie di strumenti derivati:

A) I futures, contratti a termine negoziati su mercati organizzati, definiti anche derivati simmetrici.

B) Le opzioni, contratti che garantiscono al compratore la possibilità di comprare (o vendere) a scadenza una certa quantità dell’attività sottostante a un prezzo già stabilito contrattualmente, definite anche derivati asimmetrici.

LE BASI

I futures sono contratti a termine, hanno quindi una scadenza, che consentono all’acquirente di comprare – e al venditore di vendere – un dato quantitativo dell’attività sottostante in una precisa data futura e a un prezzo che è già fissato all’atto di stipula del contratto indipendentemente dall’andamento dell’attività sottostante nel tempo.

In un future sono sempre specificati:

Le caratteristiche dell’attività sottostante; l’ammontare che il venditore dovrà corrispondere per ogni contratto; il luogo di consegna; la data di consegna; il metodo di quotazione dei prezzi;i limiti imposti alle oscillazioni giornaliere dei prezzi.

LA TERMINOLOGIA

Quando un trader compra un future si dice che sta aprendo una “posizione lunga”, mentre quando opta per la vendita di un future apre una “posizione corta”. I futures sono contratti standardizzati e negoziati in specifici mercati regolamentati, quindi, se da un lato è impossibile ogni forma di “personalizzazione” del contratto da parte dell’investitore, è anche vero che questi contratti sono interscambiabili tra di loro, pertanto è possibile chiudere la propria posizione stipulando un contratto di segno opposto a quello esistente. Il tutto nell’era di internet avviene in pochi istanti ed elettronicamente sulle piattaforme di trading – online. Questo tipo di gestione del titolo ha il primario obiettivo di evitare la consegna “fisica” della merce alla data di scadenza,  speculando sulle oscillazioni dei prezzi.

Quando si entra a mercato con un future si deve versare una quota margine a garanzia della solvibilità degli operatori coinvolti nelle transazioni. Questo margine è solo una percentuale sul contratto. Ciò significa che, quando l’investitore decide di aprire una posizione, non deve pagare l’intero ammontare del controvalore del future ma solo una parte, mentre gli utili o le perdite vengono calcolati sul controvalore complessivo della posizione. Così si determina il cosiddetto “effetto leva”.

In altre parole, l’esposizione che si ha sul mercato è decisamente superiore rispetto a quella che un operatore si assume effettivamente. Per tale ragione gli strumenti a leva e dunque tutti i derivati vanno maneggiati con molta attenzione. Non bisogna farsi tentare dai rapidi arricchimenti di cui altri traders hanno goduto in passato: infatti, se è vero che con gli strumenti a leva si possono ottenere risultati importanti nel giro di poco tempo, è anche vero che si possono polverizzare i risparmi di una vita nel caso in cui si intraprendano approcci improvvisati al trading. La “meccanica” dei leveraggi non è infatti a senso unico, perché amplifica i guadagni quanto le perdite. (Di Vincenzo Augello)