Dalla politica americana alle criptovalute, passando per Bitcoin

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Sembra stabilirsi un tema ricorrente tra politica e criptovalute e l’ultimo esempio di questa interrelazione è quello fomentato da Craig Bergman, anchorman statunitense di vasta esperienza in politica e veterano della prima guerra del Golfo.

La visione di Bergman sulle cripto

Bergman ha diretto la campagna presidenziale di Ron Paul nel 2008. Poi, dopo aver preso le distanze dalla politica, è ora presidente e CEO di Vortex Blockchain Technologies, società di mining di criptovalute. L’azienda è incentrata nella soluzione dei blocchi bitcoin e delle altcoin, anche se alcuni settori della società di Craig attualmente stanno lavorando su depositi digitali alternativi presso la Securities and Exchange Commission (SEC).

Un documento (SEC) custodito dall’agenzia governativa USA descrive così l’azienda:

La società è impegnata nello sviluppo di software e hardware, nell’attività di mining di bitcoin, nella fintech, nella sicurezza informatica e nell’intelligenza artificiale (IA). È stato emesso un parere sulla continuità aziendale e si basa principalmente sulla vendita dei nostri titoli e prestiti da parte del suo CEO e dei suoi amministratori per finanziare le operazioni [traduzione automatica]

La V.B.T. di Bergman è stata fondata nel 2013 in Nevada, detiene più di 75 milioni di azioni e dovrebbe trasformarsi in impresa pubblica ad agosto secondo quelle che sono le intenzioni del suo amministratore delegato; ciò darà modo agli investitori di acquistare il titolo azionario.

La view di Bergman sul mondo di Bitcoin e delle criptovalute è interessante. Dapprima ha definito BTC come “Magic Internet Money“. In seguito, nel corso degli anni, il suo entusiasmo per le valute virtuali ha compiuto un salto di livello verso l’euforia, sebbene, sul piano concreto, sia convinto che la strada da fare sia tuttora molto lunga.

Noto soprattutto per il suo film documentario “UnFair: Esposizione del fisco”, in cui dimostra di essere un valido economista, Bergman pur ritenendo Satoshi Nakamoto lo pseudonimo del creatore di Bitcoin, ritiene che quest’ultimo non sia un granché come matematico. In un’intervista ha infatti chiarito alcune modifiche che apporterebbe a Bitcoin e alla sua infrastruttura in continua evoluzione:

Farei l’halving ogni anno e darei il via ad un pool più grande. Satoshi era bravo in economia e pessimo in matematica. Bitcoin non può farcela per altri 100 anni perché non è abbastanza grande per raccogliere 100 trilioni di dollari dall’economia mondiale [traduzione automatica]

Cosa potrebbe cambiare in futuro

Bergman è fiducioso nella capacità di Bitcoin di rimanere forte, anche se immagina un avvenire in cui un’altcoin alla fine lo supera. A voler essere più precisi, crede che Bitcoin rimarrà al vertice per tanto tempo ancora, ma una sua sorella digitale ad un certo punto avrà la meglio. Egli afferma infatti:

Cardano è vicino, ma è come guardare ‘Shawshank Redemption’ dove Charles Hoskinson si sta staccando da un muro dietro un poster di Marilyn Monroe. Riuscirà finalmente a sfondare ? Probabilmente, ma ci vorranno 20 anni o più [traduzione automatica]

Le criptovalute di recente sono state al centro dello scenario politico americano e diversi candidati democratici durante le primarie del 2020, tra i quali l’uomo d’affari Andrew Yang e il magnate dei media finanziari Mike Bloomberg, per 12 anni sindaco di New York, hanno promesso ai loro sostenitori che avrebbero fatto di tutto per introdurre leggi e regolamenti chiari e concisi in materia di criptovalute se fossero stati eletti alla Casa Bianca. Purtroppo, però, pur con differenti motivazioni, entrambi si sono ritirati dalla campagna elettorale per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti il prossimo 3 novembre.

Di Vincenzo Augello