Frequenza delle operazioni di trading

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Il numero di operazioni che vengono eseguite a mercato incide sul vantaggio statistico e in generale sul rendimento del trading. Alcune strategie necessitano di un’operatività più attiva rispetto ad altre, ed alcuni trader sono capaci di ordinare un maggior numero di investimenti. Il trader privato non è un computer e non dovrebbe operare come se lo fosse, per cui se un’operazione non contiene i requisiti del vantaggio statistico, derivanti dall’analisi tecnica e fondamentale, non dovrebbe essere eseguita. Il trader privato possiede dei vantaggi che il computer non ha e che derivano dalla possibilità di analizzare il resoconto sulla relazione offerta/domanda fra acquirenti e venditori deducibile soprattutto dal Cot Report e dalla Chain delle Opzioni CME, che assume il valore che emerge dall’esperienza.

Inoltre, rispetto al trading meccanizzato, il trader privato, come ogni attività discrezionale, può filtrare strutture, formazioni grafiche ed indicatori in precise configurazioni di trading a elevata probabilità di riuscita e a basso rischio. Lo swing trader, ad esempio, che apre troppe posizioni alla volta, rischia di mettere troppa carne al fuoco e di lasciarsi sfuggire le opportunità basate sulla volatilità rivolta al futuro che invece coglierebbe se si concentrasse su un numero inferiore di trades. In più, tenere sotto controllo una quantità elevata di operazioni comporta una maggiore possibilità di errore, perché l’attenzione su un cambio viene sacrificata in proporzione al numero dei cross da monitorare.

In buona sostanza, gestendo meno operazioni è possibile imparare delle lezioni che altrimenti sfuggirebbero qualora siano amministrate decine di operazioni simultaneamente. Infatti, sarebbe più complicato eseguire un’analisi alla fine di ciascun trade per capire cosa è andato storto e cosa ha funzionato, al fine di migliorare la propria attività di trading e crescere come trader. Tuttavia , se si trattano un numero minore di posizioni si dovrà avere un vantaggio maggiore. Così, se facciamo tre operazioni in un mese, effettueremo 36 operazioni all’anno; nel caso in cui il tasso di accuratezza fosse del 60% (6 profit su 10 operazioni) ed il rapporto rischio/rendimento fosse di 1:1,5 (investo 1 e guadagno 1,5) per ogni trade, avremmo un vantaggio statistico davvero esiguo (guadagneremmo 9 e perderemmo 6 su 10 trades), per cui sarebbe meglio compensare quel vantaggio con una maggiore frequenza, in modo da raggiungere un profitto superiore. Invece, qualora il tasso di accuratezza fosse dell’80% (8 profit su 10 operazioni) ed il rapporto rischio/rendimento fosse di 1:3 (investo 1 e guadagno 3), potremmo permetterci il lusso di effettuare un numero inferiore di operazioni al mese e all’anno.

In linea di massima, i nuovi trader eseguono una quantità di operazioni di gran lunga inferiore rispetto ai professionisti ma, indipendente dal proprio background sui mercati finanziari, spetterà all’operatore singolo trovare un equilibrio nella frequenza di trading in modo da ottimizzare la redditività nel tempo. (Vincenzo Augello).