I tempi del Trader

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Generalmente si pensa che il trader sia un giocatore, una sorta di scommettitore che punta ad aprire e chiudere operazioni in un arco di tempo molto limitato. Una visione che in realtà, in base alle ultime indagini statistiche, si adatta ad un numero contenuto di operatori finanziari privati.

La maggioranza degli investitori che lavorano nell’home-trading svolgono invece la loro attività all’interno di orizzonti temporali meno intensi, anche perché il tempo a disposizione di un trader retail deve contemperarsi con le incombenze e i ristori che la vita di tutti i giorni concede.

Borsa Italiana, nel dettaglio, spiega che i trader hanno quattro occorrenze primarie: difendere la liquidità, pianificare accumuli di capitale per le necessità personali o della famiglia, far crescere il conto trading senza particolari target e negoziare al fine di ottenere il massimo rendimento possibile.

Tuttavia, di queste quattro occorrenze, le ultime due che rappresentano lo stereotipo tipico del trading moderno raccolgono soltanto il 40% degli investimenti, per cui la bassa frequenza degli ordini a mercato è il modus operandi più adottato rispetto a forme estreme di operatività come lo scalping, che sviluppa centinaia di operazioni in pochi minuti.

Sistemi e metodi che includono un numero di trade superiore sembrerebbero allora adatti ad una quota inferiore di operatori finanziari retail, non per questo però è meno trader chi fa pochi eseguiti, anche perché è questa la maniera più diffusa di operare.

D’altra parte, fare un’operazione al mese, a bimestre o financo a trimestre, può voler dire investire senza l’ardente preoccupazione di controllare computer e/o smartphone ogni minuto, potendo beneficiare di un orizzonte temporale esteso, valido se ponderato con il proprio profilo di money management.     

Di Vincenzo Augello