Il Denaro di Plastica su Cripto potrà diventare Mainstream ?

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In tanti vedono l’introduzione delle carte di pagamento su criptovalute un metodo valido per indurre ad un’adozione di massa delle e-currency, fino a portare le cripto nel mondo mainstream delle vendite al dettaglio. Rimangono comunque una serie di problemi che le carte dovranno superare se vorranno essere usate regolarmente da tutti coloro che preferiscono ottenere beni e servizi con fondi digitali.

Un salto di qualità è necessario

Le carte di pagamento criptate sono come le carte di credito o di debito, solo che invece di essere collegate a una banca o a un istituto finanziario, sono connesse ad un wallet del consumatore. Possono quindi contenere Bitcoin o qualsiasi altra valuta basata su blockchain che si hanno nel conto cifrato per pagare. Questo tipo di pagamento comprende inoltre la possibilità di cambiare il denaro virtuale in valuta fisica (fiat), completando in questo modo la transazione.

Tuttavia, molte aziende non vedono Bitcoin e le Altcoin come una forma di esborso affidabile, data soprattutto la loro elevata volatilità. Quindi, per ora, piantano un muro e dicono semplicemente “no” al trasferimento di valore crittografico e insistono sui pagamenti in contanti o a credito.

In effetti, se si possiede un’attività commerciale e qualcuno ha pagato con Bitcoin o con un altro asset digitale, ci si potrebbe ritrovare in una situazione in cui si perdono dei soldi. Ad esempio, qualora venga acquistata merce per 50 dollari/euro in BTC e il giorno appresso il prezzo di BTC scende, chi ha comprato sarà ancora proprietario dei prodotti, ma il venditore se non ha cambiato subito le cripto in valuta fiat subirà una perdita. Ecco la principale ragione per cui ci sono ancora molte cose da rivedere, alle quali le aziende devono pensare prima di fornire il consenso ai pagamenti in valuta immateriale.

Ciò nonostante, mentre c’è chi lavora per cercare di colmare la distanza tra il settore delle criptovalute e quello dei rivenditori, c’è pure chi inciampa sul versante opposto di un’evoluzione del fintech. E’ il caso di Wirecard, gruppo tedesco di tecnologia finanziaria, che ha recentemente presentato istanza di insolvenza dopo aver ammesso di avere un debito di oltre 3 miliardi di euro. EY (Ernst&Young), revisore dei conti della società da oltre dieci anni, ha definito Wirecard una frode “elaborata e sofisticata“. Tra l’altro il fatto che molti servizi basati su blockchain, pensiamo ad esempio al portale Crypto.com, si avvalessero dei servizi Wirecard non ha contribuito a mettere sotto una luce positiva le risorse digitali.

Il potenziale ci sarebbe

Tuttavia alcune grandi imprese di carte di credito valutano tuttora il potenziale della crittografia e stanno assumendosi  la responsabilità di far conoscere prodotti e carte basate su criptovalute. Suman Hughes, direttore delle comunicazioni Mastercard,  di recente ha dichiarato in un’intervista:

Vediamo del potenziale nelle criptovalute, specialmente nelle monete stabili. Abbiamo osservato come l’uso di una stable-coin e di una valuta fiat possano migliorare la regolamentazione… Stiamo lavorando con i governi per esplorare le monete digitali gestite da una Banca Centrale (Central Bank Digital Currencies, CBDC), che lanciano il denaro fisico nell’era digitale moderna. Le CBDC possono consentire l’inclusione finanziaria, aumentare l’efficienza delle infrastrutture di pagamento e ridurre le economie informali

Di Vincenzo Augello