Il fenomeno Bitcoin : un americano su 10 lo tiene in portafoglio

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La tecnologia ha trasformato tanti aspetti della nostra vita. Oggi attraverso un computer riusciamo a prenotare voli, alberghi e ristoranti….Anche il mondo dei pagamenti è cambiato profondamente: dai contanti, siamo passati alla carta di credito e poi, con un altro balzo in avanti, ad autorizzare un trasferimento con lo smartphone. In questo strepitoso flusso evolutivo si inseriscono anche Bitcoin e le criptovalute, di cui si parla ancora molto.Ora, quello che in molti si chiedono é: questo profilo della IV rivoluzione industriale o industria 4.0 è destinato a durare? Il Bitcoin è una valuta digitale, la cui esistenza si basa sui principi della crittografia per evitare le contraffazioni. Di qui il nome di “criptovaluta”. Attualmente, questa etichetta si riferisce alla moneta virtuale ma anche all’intera architettura informatica che viaggia in sincronia e ne permette il funzionamento, la blockchain. Le ultima ricerche sul mercato di Bitcoin dimostrano che non si tratterebbe di un normale investimento, infatti nel caso di un’azione o di un’obbligazione dietro il prodotto c’è un’azienda che remunera i propri azionisti o creditori con dividendi o interessi; con la criptovaluta le cose stanno diversamente. Allora è forse possibile paragonarlo alle valute tradizionali ? Anche in questo caso, il confronto risulta difficile, in quanto le valute convenzionali tendono ad avere un determinato peso perché sono sostenute dalla fiducia dei governi e delle banche centrali che hanno interesse a mantenere il loro valore stabile. Sul Bitcoin, invece, non vi è alcuna struttura di vigilanza. Il valore che l’investitore può attribuirgli dipende da come pensa che la criptovaluta si comporterà nel futuro. Se la gente in massa perderà interesse per la questa moneta virtuale, magari perché gli operatori si spostano verso una criptovaluta più avanzata o perché i regolatori lo vietano, il Bitcoin potrebbe vedere crollare il suo appeal. E’ di questa entità l’esposizione al rischio di una moneta che niente e nessuno sostiene concretamente. Tuttavia, un terzo degli europei ritiene che il Bitcoin possa rappresentare la valuta del futuro, anche se non viene percepito come un’asset class in cui mettere parte dei propri risparmi e, parlando di rischio, la maggior parte dei cittadini UE dichiara di percepire la criptovaluta come un’asset class più rischiosa degli investimenti su oro, immobili e titoli di Stato. D’altro canto, i siti web specializzati sembrano la fonte preferita di informazioni su potenziali investimenti in Bitcoin da gran parte dell’utenza internet comunitaria. Negli Stati Uniti invece il 42% dei giovani americani compresi tra i 18 ed i 34 anni prendono in seria considerazione l’acquisto di Bitcoin nonostante l’instabilità della criptovaluta. Già adesso il 9% degli statunitensi possiede dei Bitcoin ed il dato risulta in ascesa nella fascia d’età giovanile ed in quella fra i 35 e i 44 anni. (Di Vincenzo Augello)