Il peso degli schemi fissi sulle attività di trading

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Ognuno di noi ha le proprie esperienze di vita che, con le buone o con le cattive, ci seguono ovunque, anche quando siamo di fronte al monitor di un computer a fare trading. Peraltro, l’ho ripetuto e ne sono convinto che uno degli scopi dell’analisi matematica dei prezzi è vincere l’emotività, così da riuscire ad operare più razionalmente.

Richard Bandier e John Grinder in un libro del 1979, “Frogs into Princes: Neuro-Linguistic Programming“, spiegano i ricordi come elementi strutturati ed immagazzinati in modo diverso da ciascun individuo, per cui tutti noi abbiamo un rapporto diverso con le esperienze e, se modifichiamo la struttura del nostro pensiero, il risultato sarà più omogeneo e meno condizionato dai ricordi.

D’altra parte, studiando le persone che hanno un talento insolito, si può analizzare l’anatomia di quel talento per poi riproporla ad altri come base di partenza. Tuttavia, a volte, si tende a rimanere ancorati a schemi prestabiliti anche se non stiamo ottenendo i risultati desiderati, quando invece sarebbe stato utile adottare quella flessibilità comportamentale che ci avrebbe consentito di imparare qualcos’altro.

Le etichette sono trappole e nel trading stabilizzano il comportamento in modo non produttivo. Così, osservando la strategia di successo di qualcun’altro, probabilmente ne apprezzeremmo la creatività, ma sarebbe addirittura possibile migliorarla se si avesse un’organizzazione mentale diversa da quella comune, che lega agli atteggiamenti della gran parte dei trader, inizializzando un’idea nuova di investimento.

Quando si fa trading e si sta seduti alla postazione di lavoro di analisi serve una metodologia analitica, ed è questo che genera coerenza e operazioni ragionevoli, anziché operazioni che sembrano valide; infatti, non necessariamente l’apertura di una posizione per essere buona deve sembrare valida, perchè deve avere perlomeno un senso.

Per comprendere meglio la questione ancora una volta ci vengono in soccorso i bambini: loro, ad esempio, non sanno nulla della precisione e della velocità di calcolo di un computer eppure, mi è capitato che dopo una breve conversazione, sono in grado di capire molti dei principi che consentono ad una CPU di elaborare un software.

I bambini sono capaci di apprendere nuovi concetti in quanto:

  • Vogliono capire le cause di fondo
  • Accettano le informazioni in modo obiettivo, senza la contaminazione dovuta ad esperienze precedenti
  • Non hanno paura di fare domande

E’ così che dovremmo amministrare la nostra mente e le nostre azioni quando svolgiamo un’attività previsionale verso un cambio o un titolo. E’ quasi sempre controproducente lasciarsi vincolare dalle massime di riferimento dei mercati passati: la finanza ha subito stravolgimenti incredibili già negli ultimi vent’anni. Nuove e importanti correlazioni con funzioni predittive nascono ogni anno e saremo in grado di sfruttarle solo se il nostro pensiero sarà libero da vincoli. Pensiamo come un bambino separando cos’è rilevante e significativo da cosa non lo è.

Di Vincenzo Augello