Il trading negli ultimi 20 anni

Lettura 3 minuti

Nel corso degli ultimi vent’anni il trading è cambiato molto. L’evoluzione si è riflessa sui trader privati, sugli operatori istituzionali e sulle banche d’affari . Dopo il sopraggiungere del trading online negli anni 2000 sono scomparsi i borsini delle banche, mentre la diffusione di internet e la proliferazione delle piattaforme di intermediari e broker ha fatto si che il profilo dell’investitore di borsa cambiasse, trasformandosi in quello di un individuo che vende e compra direttamente dal proprio computer. Il trader è online ed è diventato un professionista che nel primo decennio del secolo ha patito un effettivo isolamento.  Le trading room erano molto in voga all’estero, ma non hanno mai riscosso un vero e proprio successo in Italia, forse per l’indole dell’ italiano medio che mostra un tendenziale timore nello svelare l’entità del proprio capitale. Tra gli anni 2000 e 2007 lo scalping e le operazioni speculative a breve termine hanno avuto un notevole riscontro di interesse. Si cercava di concretizzare velocemente pochi pips di guadagno, più volte al giorno, sfruttando l’effetto leva per aumentare il guadagno complessivo, basandosi sull’analisi tecnica di grafici spartani. Banche e Sim hanno appoggiato questo  tipo di strategie,  alimentando la speranza di facili e rapidi arricchimenti . Nella realtà, il trading non è un’attività per tutti e fare scalping  significa rimanere ore incollati al monitor esposti al rischio di perdite in conto capitale e di prendere decisioni sul filo dei secondi. Attualmente ci sono minori opportunità rispetto a prima e risulta difficile stare fermi davanti ai prezzi sullo schermo di un computer. Altre volte poi nessun’altra attività fa prendere così tante decisioni da cui dipende un profitto oppure una perdita. Le statistiche contano molti trader falliti o non più in grado di realizzare profitti, in parte a causa dello stress e in parte perché sono stati cannibalizzati dagli HFT ( Hight Frequency Trading), sistemi informatici ad alta frequenza in dotazione agli smart money. Non è semplice conservare nel tempo la concentrazione e decisivo è adeguarsi ai cambiamenti inevitabili dei mercati finanziari. Tutto muta anche in finanza. In ordine di tempo l’ultimo step della professione di trader si concentra nel 2008 e può essere assimilato all’era della rivoluzione industriale dove al posto delle macchine i software progettati da ingegneri informatici di altissimo livello hanno generato funzioni automatiche che aprono e chiudono posizioni con una velocità inarrivabile per l’essere umano, al quale spesso rubano il lavoro, come appunto succedeva con la rivoluzione industriale. Ciononostante dovendo gestire enormi flussi di denaro, chi opera per un hedge fund dimostra spesso una vita professionale molto breve a causa delle responsabilità. Nel 2019, dopo la terza rivoluzione industriale che viene fatta partire dal 1970 con l’introduzione massiccia dell’elettronica, dell’informatica e delle telecomunicazioni, senza l’ausilio di un software che sostenga la ricerca delle configurazioni grafiche e dei setup operativi, sarebbe assai complicato sfruttare la bassa volatilità presente sulle valute e sugli asset finanziari, questa probabilmente è l’ultima avanguardia del trading attuale. (Di Vincenzo Augello)

Download Brave browser