La Banca del Giappone dice la sua sulle valute digitali di Stato

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La Bank of Japan (BoJ) ha pubblicato un nuovo rapporto sulle valute digitali – CBDC Central Bank Digital Currency-, per studiare gli aspetti tecnici di uno Yen digitale.

Circa un paio di settimane fa l’istituto centrale di emissione del Sol Levante, ha pubblicato un rendiconto dal titolo  “Technical challenges of CBDC: Central Bank Digital Currency as the cash equivalent“. In questa relazione, la BoJ si concentra sulle sfide tecniche di una possibile moneta digitale di Stato (CBDC), probabilmente perchè anche la maggior parte delle principali banche centrali di tutto il mondo studia l’introduzione di una CBDC nel prossimo decennio. Il rapporto nipponico esamina nei particolari gli aspetti che devono essere risolti affinché la moneta digitale di una banca centrale conservi proprietà equivalenti al denaro fisico.

Per fare in modo che una e-currency di Stato abbia funzionalità simili al contante, la BoJ afferma che la CBDC deve rappresentare un metodo di pagamento che possa essere utilizzato per regolare le transazioni di tutti in modo sicuro e affidabile, sempre e ovunque. Il rapporto dice soprattutto che una CBDC deve avere due proprietà: “accesso universale” e “resilienza“.

Per quanto riguarda l’accesso universale, la BoJ ritiene che la CBDC debba essere progettata per garantire che ciascuno possa utilizzarla, senza che sia limitata a determinate categorie di utenti. Il rapporto aggiunge nel dettaglio la prospettiva di un uso senza discriminazioni da parte di persone di tutte le fasce d’età, dai bambini agli anziani, fino ai turisti in arrivo in Giappone. Inoltre, il documento sottolinea che la CBDC deve essere progettata per supportare le transazioni peer-to-peer (P2P) che comprendano il denaro scambiato tra individui, come avviene cash, senza limitare la sua funzionalità di pagamento alle transazioni delle sole aziende.

Il prospetto spiega anche la proprietà di resilienza. La BoJ segnala infatti il problema del superamento delle vulnerabilità dei servizi online che sfruttano computer e reti internet. Il rapporto osserva infatti che molte forme di pagamento con carta di credito/debito e smartphone richiedono una connessione di rete quando gli utenti inviano o incassano denaro, per cui l’efficienza può risultare penalizzata dal grado di funzionalità delle infrastrutture informatiche, come da un guasto delle linee in fibra ottica. A questo proposito, il documento aggiunge che i pagamenti CBDC richiedono un’alimentazione elettrica continua.

Alla luce di queste considerazioni, la BoJ riassume la sua posizione in questo modo: “affinché la CBDC possa avere le proprietà di accesso universale e di resilienza, sarebbe auspicabile offrire transazioni di pagamento P2P offline che possano resistere a connessioni malfunzionanti e ad interruzioni di corrente, utilizzando terminali ad hoc, accessibili a tutti”.

La BoJ identifica poi due diversi tipi di gestione : il “tipo centralizzato“, in cui una singola entità verifica le transazioni e tiene la contabilità dei trasferimenti di valore, e il “tipo decentralizzato“, in cui più entità possiedono un’unica contabilità e ogni entità verifica le transazioni e tiene i registri . Nello scegliere quale tipo di gestione adottare, la BoJ ha espresso la convinzione che sia il tipo centralizzato che quello decentralizzato hanno vantaggi e svantaggi, e che sarà fondamentale studiare a fondo la questione sulla base di una considerazione delle prospettive future di innovazione tecnologica, nonché dello scopo e dell’ambiente di utilizzo.

Guardando al futuro, la BoJ ha dichiarato che intende “verificare la fattibilità della CBDC da un punto di vista tecnico attraverso la sperimentazione e la collaborazione con altre banche centrali e istituzioni competenti per considerare l’introduzione di una CBDC“.

Di Vincenzo Augello