La Cina prepara l’attacco a Bitcoin ?

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Il fatto che la Cina sia diventata uno  “Stato Bitcoin” comincia a preoccupare qualcuno. I timori nascono per l’indiscutibilità che la repubblica popolare cinese domina il settore delle criptovalute, il che potrebbe provocare la fine di BTC e del mondo cripto come lo abbiamo conosciuto in origine.

La Cina troppo potente per Bitcoin ?

La Cina controlla gran parte della potenza di calcolo globale. Questo vuol dire che la maggior quantità delle operazioni di mining nel mondo o si fanno in Cina o sono finanziate da imprese e società cinesi. La situazione sta generando una sorta di ambiente centralizzato, visto che uno Stato è in controllo sull’ Hash Rate di Bitcoin, e questo non va bene e  va contro tutto quello che i valori morali legati alla decentralizzazione dei trasferimenti di valore valutario rappresentano ab origine.

Dapprincipio Bitcoin e quasi tutte le cripto sono stati progettati per restituire indipendenza finanziaria. Sono l’opposto dei prodotti e servizi finanziari tradizionali dove il più delle volte le banche hanno l’ultima parola. Le banche decidono se il nostro background di credito è idoneo per avere accesso al prestito, un’attitudine pericolosa in quanto alcune persone potrebbero esserne penalizzate ed altre invece agevolate ingiustamente.

Bitcoin è il contrario, perchè tutto quello di cui si ha realmente bisogno è un indirizzo digitale connesso al proprio portafoglio per usarlo e fare affari. È progettato per garantire a chiunque lo usi par condicio; solo che se un Paese ne prende il controllo, come unico organo centrale, sarebbe la fine, perché Bitcoin non è uno strumento di governo, e si teme allora che la Cina sia troppo interessata al mining.  

Mike Colyer, CEO Foundry, affiliata Digital Currrency Group che investe in tecnologia Blockchain, spiega in una recente intervista di non preoccuparsi troppo, e che la Cina non è la principale minaccia:

Negli ultimi tre o quattro anni la storia racconta che la Cina domina l’industria del mining su BTC. Personalmente non la considero una minaccia importante per Bitcoin, perchè l’investimento economico che un attacco a Bitcoin richiederebbe sarebbe immenso

La Cina pesa per il 65% della potenza mondiale di calcolo su Bitcoin, mentre gli Stati Uniti contribuiscono solo per il 7%, secondo i dati dell’Università di Cambridge. A chi è preoccupato che hacker cinesi possano attaccare Bitcoin sfruttando l’exploit-51%, Colyer risponde che sarebbe semplicemente troppo complicato e troppo costoso, e che costerebbe più di 700 mila dollari all’ora impegnarsi in una “prodezza” del genere.

Non dovremmo preoccuparci così tanto

In molti sembrano essere d’accordo. Samson Mow, responsabile strategie presso la società di sviluppo Bitcoin Block Stream ha dichiarato:

Solo perché ci sono operazioni di mining in Cina non significa che l’hardware possa essere sequestrato

Di Vincenzo Augello