La Svezia contro il mining d’Europa

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La questione cripto-mining  si sposta in Nord Europa. Questa volta sono le autorità svedesi che lamentano che l’estrazione di criptovalute e Bitcoin devono essere controllati nel Vecchio Continente. In altre parole, il ritmo al quale si minano ora le cripto sarebbe nocivo per l’ambiente.

L’opposizione della Svezia al mining di criptovalute

Il mining negli ultimi tempi è diventato una delle questioni più dibattute nell’arena delle valute digitali. Tante critiche sono piovute da personaggi di alto profilo come Elon Musk di Tesla e SpaceX, che non accetta pagamenti in criptovaluta per l’offerta automotive fino a quando i miner non riusciranno a controllare le emissioni inquinanti e il consumo di energia elettrica in modo più green.

Altri, invece, prima delle cripto-censure da parte della seconda economia del Pianeta, hanno pubblicamente dichiarato che non avrebbero più comprato cripto estratte in Cina, visto che il paese non impiega/va metodi di estrazione pulita.

Senza contare, inoltre, la grande eco data a rapporti internazionali che sostengono che il mining sfrutta più energia di importanti aree geografiche nazionali.

Al coro si unisce ora la Svezia che, in conformità con l’Accordo di Parigi sul clima, chiede ai regolatori di tutta Europa di legiferare in tema per reprimere quei progetti su criptovaluta che utilizzano quantità eccessive di energia. L’obiettivo sarebbe quello di abbassare la temperatura mondiale di circa 1,5 gradi Celsius.

L’alert giunge da Erik Thedeen, direttore dell’Autorità di vigilanza finanziaria svedese e Bjorn Risinger, a capo dell’Agenzia di protezione ambientale svedese. In una lettera entrambi dicono che è troppa l’energia usata dagli hardware per il mining di criptovalute, aumentata del 700 per cento.

Avvertono entrambi:

Se dovessimo permettere l’estrazione estensiva di criptovalute in Svezia, c’è il rischio che l’energia rinnovabile a nostra disposizione sarà insufficiente a coprire la transizione climatica richiesta che dobbiamo fare

Uno dei punti che la lettera denota è l’algoritmo di consenso PoW (Proof of Work), protocollo della rete blockchain impiegato dalla maggior parte delle compagnie di mining. Il processo si fonda sul contributo di potenza dei computer per risolvere equazioni matematiche che convalidano le transazioni in catena di blocco, laddove più potente è la capacità di calcolo delle unità centrali e dei processori e più forte è la possibilità del miner di convalidare e incassare criptovaluta.

Controllare il consumo di energia

Gli autori dello scritto in verità sono convinti che questo metodo sfrutti troppa energia elettrica, dice la lettera:

Attualmente è possibile guidare un’auto elettrica di medie dimensioni per 1,8 milioni di chilometri usando la stessa energia che serve per estrarre un singolo bitcoin. Questo è l’equivalente di quarantaquattro giri intorno al mondo. Ogni giorno vengono estratti novecento bitcoin. Non è dunque questo un uso ragionevole della nostra energia rinnovabile

La Svezia sta quindi ponendo diverse opzioni sul tavolo della politica al fine di ridurre le emissioni tossiche da CO2 prodotte degli hardware sovralimentati, come tasse sulle transazioni di criptovaluta e una vasta e diffusa sensibilizzazione verso la cura dell’ambiente.

Di Vincenzo Augello