La tassazione sui profitti del trading

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I guadagni che derivano dall’attività di trading, sia che provengano dall’investimento in opzioni, azioni, Forex o altre attività finanziarie, vengono considerate, Rendite Finanziarie o redditi di natura finanziaria. Gli investimenti finanziari, i redditi di capitale e i redditi diversi, devono essere inseriti nella propria dichiarazione fiscale. La normativa in vigore stabilisce che tutte le rendite finanziarie ed i redditi da capitale sono soggetti ad una tassazione unica pari ad una aliquota fissa sostitutiva del 26%. Purtroppo, le condizioni difficili del nostro Paese non hanno risparmiato dalla richiesta di maggiori entrate anche chi ottiene profitti da attività finanziarie. Ecco dunque che molti trader individuali, soprattutto quelli agli inizi della loro carriera, si domandano come si devono regolare per il pagamento delle tasse. Di fatto, molti giovani operatori, con tutte le autorizzazioni, documenti, certificati, fogli e fogliettini che sono necessari per avviare un’attività autonoma, commerciale, agricola, artigianale o d’impresa, si chiedono se anche per chi opera sui mercati finanziari ci sia l’obbligo di presentare una documentazione “ad hoc” prima di iniziare la propria attività. Ora, sembrerà strano, ma ancora oggi non esiste alcun obbligo in merito per il trader. Chi ha intenzione di investire in attività finanziarie non deve avviare nessun tipo d’impresa, può fare tutto da privato cittadino, con l’obbligo però di dichiarare al fisco i redditi generati. Peraltro, le migliori piattaforme di trading ed i broker più affidabili offrono ai loro clienti la possibilità di optare per il cd “Regime di Risparmio Amministrato” (art. 6 D.Lgs. 461/1997), agendo così da sostituto d’imposta, agevolando non poco l’amministrazione del proprio conto trading ed aggirando l’impegno inevitabile che comporterebbe una dichiarazione diretta delle proprie plusvalenze all’Agenzia delle Entrate competente per territorio. Per bitcoin e le criptovalute, infine, considerato che sono un’innovazione che nessun diritto ha tuttora disciplinato, non ci sono leggi che trattano plusvalenze da cripto per le persone fisiche in Italia e la materia resta nebulosa. Tuttavia, da risoluzioni passate dell’Agenzia delle Entrate se ne potrebbe dedurre che le operazioni di compravendita di bitcoin e criptovalute potrebbero essere suscettibili di generare plusvalenze tassabili in capo alle persone fisiche al di fuori dell’attività d’impresa, sebbene siano a tutt’oggi necessari chiarimenti ufficiali sul punto. (Di Vincenzo Augello)