La volatilità che conta, quella implicita

Lettura 3 minuti


Rispetto alla volatilità storica, quella implicita fa spesso la differenza su un conto trading con rendimenti non del tutto positivi. Ciò non sta a significare che la volatilità implicita sia il Sacro Graal del trader, seppure restituisca la misura più attendibile sul movimento futuro dei mercati finanziari.  

Nota anche con l’acronimo di IVOL (Implied Volatility), essa è in grado di stimare l’aspettativa sul prezzo di un mercato che è sottostante ad un contratto d’opzione. Ecco perchè l’analisi globale dei derivati è parte essenziale della cassetta degli attrezzi del trader professionista che opera su borse tradizionali o su cripto-exchange.

Questa prima conclusione si basa sull’evidenza emersa nell’ultimo ventennio per cui il mercato delle opzioni è piuttosto efficiente nel preannunciare quale potrebbe essere la volatilità futura, in quanto IVOL è grandezza indotta dal position sizing degli operatori istituzionali, degli hedge fund, di governi e istituzioni.

Dunque, la volatilità implicita è un genere di rappresentazione leading dei mercati finanziari, capace di fornire quelle indicazioni che possono suggerire la dinamica e la direzione successiva del prezzo.

Pertanto, se i trader professionisti si aspettano, ad esempio, una maggiore variabilità delle quotazioni sottostanti, aumenterà anche il costo dei compratori delle opzioni e ne risulterà  conveniente il premio ricavato dalla vendita.   

Ad ogni modo, nel momento in cui si decide di fare analisi previsionale con la volatilità implicita rispetto all’asset che si vuole negoziare, si può trarre vantaggio dall’interpretazione contrarian della volatilità indotta dalle opzioni e sfruttare gli estremi di implied volatility.

IVOL, infatti, tende a ritracciare verso la sua media dopo aver raggiunto valori positivi o negativi estremi, perciò si parla di proprietà mean reverting del comportamento ciclico della volatilità implicita.

Di conseguenza, IVOL sui prezzi di esercizio delle opzioni PUT e CALL restituisce volatilità differenziate per strike e l’effetto skew (o asimmetria) nella distribuzione, oltre ad una ripartizione asimmetrica che indica maggiore probabilità di rialzo o di ribasso dell’azione, indice, cripto, valuta o strumento finanziario sottostante.

In altri termini, lo skew positivo produce una maggiore probabilità di rialzo delle quotazioni rispetto a quella di ribasso, l’opposto accade invece nel caso di skew negativo. Lo skew in concreto calcola il diverso valore della volatilità implicita a seconda del livello degli strike.

Se le volatilità delle CALL out of the money superano quelle delle PUT out of the money per pari scarto percentuale dallo strike at the money si denota uno skew positivo, all’opposto lo skew sarebbe negativo.

IVOL Bitcoin, fonte CME group

In figura, un estratto dal sito ufficiale della più influente borsa di derivati valutari al mondo, il Chicago Mercantile Exchange (CME), che pubblica ogni giorno informazioni dettagliate e trasparenti, oltre a tool per le volatilità implicite ricavate dall’open interest delle opzioni di tanti prodotti finanziari, equity index, commodity, valute, fino a Bitcoin.

Sopra, nello specifico, lo skew negativo di volatilità ottenuto dalle opzioni sintetiche (su future) di Bitcoin con scadenza il 25 febbraio 2022.

Di Vincenzo Augello