Le opzioni e il predominio della volatilità implicita sul movimento dei mercati finanziari

Lettura 3 minuti


Il trading è cambiato, perlomeno da quando i derivati hanno assunto un ruolo improprio sui mercati finanziari, e non si limita ad acquistare o vendere un rapporto di cambio, un’azione o financo una criptovaluta, ma agli effetti del valore a rischio che le opzioni espongono nell’arena delle borse mondiali.

In effetti, il volume dei contratti d’opzione è cresciuto enormemente durante il primo ventennio del ventunesimo secolo, ed è in grado di provocare movimenti significativi dei prezzi coinvolti, tralasciando per il momento l’impatto della variazione del Value-at-Risk sui tassi d’interesse e l’economia reale dei continenti.

Il premio di un’opzione, ovvero il ritorno economico del venditore o il costo d’esercizio del compratore del “titolo” derivato, dipende soprattutto dalla volatilità implicita, per cui, se quest’ultima sale, pur evidenziando una maggiore incertezza del mercato di riferimento, tende a farlo aumentare. Viceversa se la volatilità implicita diminuisce tendono a scendere anche i premi delle opzioni.

La volatilità implicita per sua “natura” è incline al ritorno ai suoi valori medi; in termini propri è mean reverting, ciò vuol dire che alle fasi in cui la volatilità implicita è elevata possono sostituirsi cicli di volatilità implicita decrescente, o viceversa.

Questa proprietà rende possibile al trader privato esperto una previsione più accurata rispetto all’evoluzione futura dei prezzi, se anche nel trading finanziario si lavora in base a fattori probabilistici, mai deterministici.

In parole molto semplici, infatti, la misura della volatilità implicita si ottiene dall’applicazione inversa del modello Black-Scholes-Merton, valso un premio Nobel nel 1997, formula che spiega l’andamento nel tempo del prezzo degli strumenti finanziari e del premio delle opzioni.

Fatta questa breve, ma doverosa premessa, i titoli derivati si dimostrano dunque una grave inefficienza dei mercati e un avanzato strumento predittivo a vantaggio della specuilazione finanziaria retail, con innegabili risvolti sull’economia reale e la geopolitica.

EURODOLLARO SITUAZIONE TRIMESTRE GENNAIO-MARZO 2022

Un esempio può rivelarsi quanto sta dimostrando il rapporto di cambio più liquido dei mercati valutari. In stesura, la quotazione attorno 1,1160 di EUR/USD è negoziata all’interno di uno skew (asimmetria) negativo. Lo skew spiega il diverso valore della volatilità implicita a seconda degli strike.

In questo caso, le volatilità delle CALL OTM (strike alti), sono inferiori a quelle delle PUT OTM [(Out Of The Money) strike bassi)], per pari scostamento percentuale rispetto allo strike ATM (At The Money). Si denota quindi lo skew negativo, associabile peraltro ai correnti ribassi di Eurodollaro. All’opposto, la distribuzione delle volatilità e l’asimmetria sarebbero positive, a sostegno dei forex-buyer.

IVOL e trading operativo

IVOL è l’acronimo che in finanza come in economia definisce la volatilità implicita, per cui risulta statisticamente utile confrontare le pendenze delle volatilità rispetto al prezzo di mercato, nonostante sia soltanto probabile che IVOL scenda quando la volatilità è alta, trainando contemporaneamente Euro/Dollaro.

IVOL AL 4 FEBBRAIO, fonte CME (Chicago Mercantile Exchange) CLICCA PER INGRANDIRE
IVOL AL 4 MARZO, fonte CME (Chicago Merrcantile Exchange) CLICCA PER INGRANDIRE

IVOL è allora un punto di riferimento grazie all’incredibile migrazione verso il trading in opzioni e alla massa monstre di asset gestiti da operatori istituzionali e hedge fund, oltre a rappresentare un eccessivo ricorso alla leva finanziaria e all’uso cervellotico di strategie di copertura.

Di Vincenzo Augello