L’impatto dell’halving 2020 sul prezzo di Bitcoin: gli scenari

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Secondo stime accreditate, il numero di bitcoin estratti ha raggiunto quota 18 milioni. Questo significa che ne rimangono 3 milioni da distribuire, visto che l’offerta di bitcoin codificata sul suo sorgente non deve superare i 21 milioni di unità. La circostanza che sia stato minato l’85% dei bitcoin non significa che in un paio d’anni verrà estratto l’ultimo, tutt’altro. I prossimi 3 milioni di bitcoin saranno più lenti da estrarre e l’ultimo btc dovrebbe vedere la luce attorno il 2140.

Dimezzamento

La spiegazione sta in una parola singola: halving. Infatti per garantire un’utilità marginale efficiente dei bitcoin, il misterioso Satoshi Nakamoto ha stabilito che le ricompense dei miners si dimezzino ogni quattro anni circa, tutte le volte che 210 mila blocchi vengono aggiunti alla blockchain. È accaduto nel 2012 e nel 2016 e accadrà nel 2020. Il fenomeno del dimezzamento è conosciuto ai più come halving, termine anglosassone la cui etimologia è -half- ovvero metà, una sorta di meccanismo deontologico di bitcoin teso a garantire l’uniformità dei valori di inflazione, omologandolo al bene rifugio per eccellenza, l’oro, più che ad una valuta corrente.

Dal 2009 e fino al 2012 il premio per ogni blocco risolto era di 50 bitcoin. Il 28 novembre 2012 si è verificato il primo halving, frazionando della metà le ricompense dei miners a 25 bitcoin. Duecentodiecimila blocchi più tardi, il 9 luglio 2016, si è avuto un altro dimezzamento, portando la ricompensa a 12,5 bitcoin per ogni blocco estratto. Secondo le previsioni, il terzo dimezzamento, che porterà la ricompensa del blocco a 6,25 bitcoin, avverrà attorno il 21-22 maggio 2020, quando sarà estratto il blocco numero 630.000 ed il numero di bitcoin minabili pro die passerà da 1.800 a 900 al giorno.

Vantaggi e svantaggi del dimezzamento

Per i bitcoiners l’halving presenta vantaggi e svantaggi. Da un lato, dimezzando il numero di bitcoin che si possono estrarre i costi delle attività di mining aumentano, soprattutto quelli legati al consumo di energia elettrica, rendendo la criptovaluta meno conveniente, soprattutto nei paesi come l’Italia dove il costo della bolletta è più alto di altri, tipo la Bulgaria o la Cina. Peraltro  se in precedenza bastava un computer standard per estrarli, oggi servono costosi hardware che bruciano migliaia di kilowattora.

D’altra parte, l’incremento dell’utilità marginale dovuto alla maggiore rarità dei bitcoin, conseguente all’halving, potrebbe farne lievitare il valore di mercato. Nel 2012 e nel 2016 è andata proprio così: il dimezzamento ha fatto impennare le quotazioni oltre ogni previsione. Tuttavia oggi i bitcoin di nuova produzione sono prodotti principalmente da aziende cinesi e qualche giorno fa Jihan Wu, cofondatore del colosso del mining cinese Bitmain, ha dichiarato che il dimezzamento del 2020 potrebbe essere addirittura ininfluente sul prezzo della criptovaluta. (Di Vincenzo Augello).

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