L’importanza della volatilità e il valore di quella futura

Lettura 3 minuti


Riuscire a considerare la volatilità intesa come variazione del valore di un asset finanziario in un determinato periodo di tempo è una delle attività di analisi più utili al trader-analista, in quanto misura il rischio di un’operazione.

La volatilità elevata indica infatti una forte oscillazione, verso l’alto e/o verso il basso dei prezzi, situazione che in genere coinvolge gli investitori più aggressivi, sebbene sia fonte di rischi maggiori rispetto ad un mercato trading-range.

La volatilità futura, quella che gli operatori-retail più esperti possono calcolare dal trading globale delle opzioni, a differenza della volatilità realizzata che stabilisce le variazioni dei prezzi di un periodo precedente, identifica l’aspettativa sull’andamento futuro delle quotazioni.

Ciò è possibile, perché il mercato delle opzioni si presta efficacemente al calcolo di quella che sarà la volatilità in avvenire. In buona sostanza, gli smart money e i market maker, attraverso la misura della volatilità implicita possono anticipare il tipo di volatilità a regime nelle giornate di Borsa successive.

Questa tipologia di analisi pur senza le risorse, la tecnologia, l’hardware e gli analisti delle grandi banche d’affari, in maniera più grossolana ma utile al tempo stesso, può essere condotta mediante la lettura della catena delle opzioni pubblicata ad ogni sessione dai principali intermediari statunitensi, come il Chicago Mercantile Exchange (CME) per quanto riguarda i derivati valutari e con una piattaforma per il trading in opzioni da cui se ne ricavi il premio.

Infatti: quando è attesa una variabilità maggiore dei prezzi e quindi una volatilità elevata, il premio delle opzioni che paga l’acquirente che in un momento successivo vuole acquistare o vendere il titolo d’opzione necessariamente sale, in quanto aumentano le aspettative di profitto ma anche i rischi a cui l’operazione viene esposta.

La direzionalità del mercato sottostante, invece, può essere dedotta dalla prevalenza del tipo di opzione all’interno di una catena (chain) con open interest elevato, ovvero superiore a 1.000 contratti d’opzione.  

Tendenzialmente, le opzioni PUT sono titoli ribassisti rispetto all’asset replicato, mentre le opzioni CALL sono titoli derivati rialzisti che possono sostenere il prezzo di una valuta, di un’azione, di un indice e financo di una criptovaluta.

Il rapporto tra PUT e CALL di conseguenza ha generato un indicatore, il PUT/CALL ratio, che segnala appunto il sentiment e le attese sul mercato futuro.

Tuttavia, una lettura efficiente della chain delle opzioni dipende dall’esperienza diretta sul campo dell’analista-trader privato e dal presupposto che le opzioni sono strumenti finanziari derivati complessi (probabilmente i più complessi) e molto versatili, tanto da poter essere organizzate on chain sotto forma di numerose combinazioni che spesso rendono complicata l’indagine predittiva sul sottostante.

nota: il CME non ha ancora pubblicato la chain del 6 settembre, per cui la consueta rubrica settimanale dedicata alle opzioni EUR/USD è rimandata al prossimo martedì.

Di Vincenzo Augello


Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.