Microsoft minerà criptovalute con il pensiero

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Pochi giorni fa Microsoft ha depositato la richiesta per un nuovo brevetto che usa il pensiero per minare criptovalute. L’azienda di Redmond ha dunque catalogato le attività subconsce del cervello come “proof-of-work”, in modo da scoraggiare attacchi denial of service e altri abusi sulla catena blockchain.

Il brevetto della società fondata da Bill Gates e Paul Allen nel 1975 utilizza i dati corporei come le onde cerebrali, la temperatura corporea, il flusso sanguigno, le attività degli organi, il polso, i movimenti oculari ed altro che, associati ad un singolo individuo, restano univoci e in grado di comporre una struttura identificativa paragonabile ad un’impronta digitale, nel pieno rispetto del PoW.

L’idea a fondamento, secondo Microsoft, è che la visualizzazione di annunci pubblicitari o l’utilizzo di determinati servizi internet provoca risposte del nostro organismo che possono essere salvate come informazioni digitali utilizzabili per immettere criptovaluta in un ecosistema. Quindi, invece di acquistare hardware costoso per il mining, il cui sfruttamento provoca un inevitabile impatto ambientale, per l’azienda informatica americana è possibile svolgere la medesima attività di elaborazione dati attraverso l’inconscio, seduti di fronte ad un monitor.

Microsoft ha testualmente affermato:

Le onde cerebrali o il calore corporeo emessi dall’utente mentre svolge un’attività fornita da un provider di servizi o durante la visione di una pubblicità, possono essere utilizzati per il processo di mining. Al posto del massiccio lavoro affidato ai sistemi convenzionali per l’estrazione di criptovaluta, i dati generati dal corpo dell’utente possono essere proof-of-work, ragione per cui un utente potrebbe essere in grado di risolvere i problemi computazionali più complessi senza neanche rendersene conto.

Dunque un progetto del futuro ed un concetto concreto che presuppongono soltanto l’acquisto di dispositivi sensoriali per diventare un miner competitivo, sebbene per ora rimanga una richiesta di brevetto, distante dall’essere realizzata.

Di Vincenzo Augello