Mining-Hardware cinese a 9 dollari il chilo, Michael Saylor condanna il ban di Bitcoin della regione asiatica

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Michael Saylor, co-fondatore dell’azienda di software MicroStrategy, ha dichiarato che la Cina ha fatto un errore enorme bannando il mining di Bitcoin all’interno dei suoi confini.

Michael Saylor duro con la Cina

Negli ultimi tempi, Bitcoin è parso riprendersi. Scambiato a circa 29.500 dollari più di una settimana fa, in stesura, la criptovaluta è risalita sopra quota 33.500 dollari. Non parliamo di chissà cosa, visto che non assistiamo ad un vero e proprio rebound, tuttavia la divisa su blockchain sta facendo meglio e l’asset virtuale potrebbe pian piano tornare in pista.

Nonostante tutto, la repubblica popolare cinese conferma i divieti su Bitcoin, impedendo ai miner indigeni di operare nel suo territorio e alle banche di offrire i servizi basati su Bitcoin e la blockchain.

La cosa davvero curiosa e, se vogliamo anche divertente, è che l’hardware dismesso dalle farm asiatiche per l’estrazione delle monete digitali è ora venduto al chilo, per la precisione poco più di 9 dollari al chilogrammo, merce che soprattutto in Texas sta interessando molti nuovi miner americani.     

Saylor è convinto che la decisione presa dal governo di Pechino costerà cara alla Cina, che un paio di giorni fa ha detto:

Penso che, dato il tasso di crescita di Bitcoin, il tutto si rivelerà un errore da un trilione di dollari per la Cina… È una tragedia per i miner cinesi ed è un errore geopolitico per la Cina come paese, ma suppongo che possano permettersi di fare un errore da un trilione di dollari

In passato è stato stimato che la Cina ospiti tra il 65 e il 75 per cento delle operazioni di estrazione di bitcoin e criptovaluta nel mondo, ma le cose ora stanno cambiando e la discesa dell’hashrate, che permette di capire qual è la potenza attuale di elaborazione della rete Bitcoin lo dimostra.

Lo shutdown dalle Cina ha già impattato sul 90% del mining nella provincia dello Sichuan, il che presumibilmente ha provocato il crollo dei prezzi di Bitcoin.

Saylor spiega:

È una seccatura che genererà una dislocazione per bitcoin nel breve termine. Si può vedere la volatilità del trading. Un sacco di cinesi hanno dovuto vendere bitcoin sotto liquidazioni forzate e con una scadenza perché hanno dovuto uscire dal paese e tutti i loro prestiti sono stati ritirati, quindi questa è una grande opportunità per gli investitori occidentali

Se non altro, Saylor reputa che la censura si dimostrerà una grande opportunità per l’America, perché molte delle operazioni che prima erano di stanza in Cina ora guardano alle regioni del continente occidentale.

Dice l’imprenditore statunitense:

È una manna dal cielo per i miner americani. Nel Nord America i costi  genereranno il 50 o 75 per cento di entrate in più almeno per un po’, perché il business della Cina è stato messo offline

Un sostenitore importante

MicroStrategy è probabilmente il più grande sostenitore istituzionale di Bitcoin, avendo acquistato più di 2 milioni di dollari della e-currency più capitalizzata.

Ha poi aggiunto Michael:

Le aziende come la mia hanno comprato Bitcoin a 30.000 dollari. Avremmo pagato il doppio o addirittura il triplo se non fosse stato per l’esodo dalla Cina

Di Vincenzo Augello