Parigi: 5 anni a Alexander Vinnik per Cripto Crimini

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Il russo Alexander Vinnik, accusato di riciclaggio di fondi BTC e di aver preso parte a frodi multimilionarie di criptovalute è stato condannato a cinque anni che sconterà in una prigione di Parigi, oltre ad una sanzione pecuniaria di più di 120.000 dollari.

Vinnik condannato

Il caso di Vinnik risale a diversi anni fa, quando dopo aver lavorato presso l’ormai estinto cripto currency exchange BTC-e, a Vinnik fu addebitato di aver sviluppato un nuovo malware di cripto-currency conosciuto come “Locky” che avrebbe permesso il furto di più di 150 milioni di dollari da piattaforme di trading e da exchange. Dopo lo shutdown forzato dei sistemi informatici delle piattaforme, Vinnik è stato arrestato mentre era in vacanza in Grecia.

Era ricercato in diversi paesi tra cui Francia, Russia e Stati Uniti per cybercrime di diversa natura, ma alla fine ha evitato l’estradizione statunitense ed è stato processato in Francia.

Locky si annidava nei software mediante i server di posta elettronica. Una volta che il codice maligno veniva scaricato, decriptava i dati degli utenti e richiedeva un riscatto in Bitcoin in cambio della restituzione delle credenziali di accesso degli account delle vittime. Complessivamente, tra il 2016 e il 2018 ci sono stati all’incirca 20 attacchi, distinti, contro aziende transalpine e con richiesta di pagamento verso BTC-e, l’ exchange per il quale Vinnik stava lavorando.

Il team di avvocati che difende Vinnik ha sempre sostenuto che  era solo un consulente tecnico e non ha mai preso parte a nessuna delle frodi. Tuttavia, un tribunale francese lo ha giudicato colpevole di vari reati, tra cui il riciclaggio di denaro sporco, scampandola dalle accuse di estorsione, che avrebbero comportato una condanna molto più pesante.

Se fosse stato emesso un verdetto di colpevolezza per questa accusa, Vinnik sarebbe potuto essere condannato a circa dieci anni di carcere e avrebbe dovuto pagare più di 750.000 euro. La sentenza  di condanna peraltro non include il reato di associazione a delinquere. Nella giornata di ieri, 8 dicembre, Vinnik ha negato ancora una volta di aver preso parte a qualsiasi tipo di attacco informatico, e i suoi legali presenteranno ricorso nelle prossime settimane.

Ariane Zimra, uno dei legali di Vinnik, ha spiegato che l’accusa di riciclaggio di denaro sporco non calza con il caso in questione, considerando che Bitcoin e le valute digitali basate su blockchain non sono considerati denaro a corso legale, pertanto la “lacuna normativa” non perfeziona la fattispecie penale, né genera fondi da riciclare.

Un’infinita battaglia legale

Dopo il suo arresto nel 2018, Vinnik ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro i pasti e il trattamento che ricevevano i carcerati dietro le sbarre. Ha anche affrontato una causa civile intentata contro di lui nel nord della California per oltre 100 milioni di dollari.

In pratica si ritrovava con quasi 100 milioni di dollari in valuta digitale che poco tempo dopo gli sono stati confiscati dalle autorità legali della Nuova Zelanda.

Di Vincenzo Augello