Resa e rischi del mestiere di trader

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Cosa può darci e cosa può toglierci il trading ? Per provare a dare una risposta a questa domanda bisognerebbe considerare che in tutte le attività finanziarie maggiori sono i rischi che si sopportano e maggiori saranno guadagni o perdite futuri.

In un’attività di trading si sommano più componenti di rischio: le competenze, il mercato sul quale si decide di scambiare, il market timing, ovvero il momento nel quale si ordina l’acquisto o la vendita, il broker e/o l’exchange e la struttura informatica con i quali si preferisce lavorare.

Un mestiere in cui, in estrema sintesi, si può perdere molto, ma si può anche guadagnare tanto. Ad ogni modo, l’analisi tecnica viene in soccorso dei trader; è infatti quest’ultimo strumento che consente di ottenere lo scenario di un mercato e di verificare dove si annidano le maggiori probabilità di profitto.

Tuttavia, l’analisi grafica e quantitativa non sono scienze esatte, ma metodi di supporto al trader che facilitano la lettura dei mercati finanziari, senza però fornire alcuna certezza sul movimento successivo dei prezzi.

Ciò nonostante, in decenni di evoluzione, ricerca e perfezionamenti, l’analisi classica dei mercati finanziari risulta oggi un importante sostegno al trading operativo, la cui esegesi spetta sempre e comunque al trader e alla sua professionalità.

A parere di chi scrive, in questo mestiere, a fare la differenza non sono né i soldi, né l’attitudine al rischio, ma l’impegno costante e continuo che si combina con il desiderio di imparare. Per questo, alla domanda “sono adatto a fare il trader ?”, dovrebbe far posto  quella di :“ ho voglia di studiare tanto ?”. A quel punto avremo una mezza risposta.

La motivazione verso il trading professionale in genere è pari allo stimolo che spinge verso una passione: serve attrazione, razionalità, perseveranza, sangue freddo quando lo si affronta. Quindi, l’altra metà della risposta la si ottiene se tendiamo al perfezionismo, se la matematica non è materia oscura, la statistica non ci mette a disagio, muovendoci senza difficoltà tra grafici e algoritmi.               

Di Vincenzo Augello