Sequestro monstre della polizia neozelandese, confiscati 90($) milioni in BTC

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Le autorità di polizia neozelandesi hanno dichiarato di aver sequestrato più di 90 milioni di dollari in fondi bitcoin al 39enne Alexander Vinnik, presunto truffatore accusato di aver rubato miliardi di dollari a vittime inconsapevoli dalla piattaforma BTC-e.

Alexander Vinnik: in fumo tutte le sue rapine

I crimini di Vinnik risalgono più o meno al 2011. Gli Stati Uniti hanno chiesto l’estradizione con l’accusa di frode informatica, hacking e traffico di droga, anche se soltanto un anno fa Vinnik è stato processato in Francia.

Il recente sequestro di bitcoin è il più grande nella storia della Nuova Zelanda. Il denaro molto probabilmente è stato riciclato da una società neozelandese di proprietà di Vinnik, accusato di essere la mente criminale del fiasco della BTC-e. Vinnik seguita ad urlare ai quattro venti la sua innocenza, sostenendo di aver agito solo come consulente tecnico dell’exchange, di non essere a conoscenza di attività illecite e di non avere responsabilità dei furti dei fondi dei clienti del broker.

Vinnik è stato arrestato circa tre anni fa in Grecia mentre era in vacanza con la famiglia per l’accusa di riciclaggio di denaro sporco. Ha trascorso circa due anni in una delle celle del paese ellenico prima di essere estradato in Francia, dove è tuttora detenuto.

È ricercato anche negli Stati Uniti e in Russia con accuse minori. Vinnik ha vissuto una pena detentiva dai risvolti drammatici, invocando lo sciopero della fame, lamentandosi dei pasti e del trattamento dei detenuti, fino a farsi promotore di un’idea di cambiamento del regime carcerario.

Lo sciopero della fame è durato 35 giorni con l’obiettivo di essere processato in Russia dove le accuse sarebbero meno severe.

Anche se non è stato dimostrato, la polizia neozelandese ritiene che i fondi sequestrati possano provenire dalle attività professionali presso la BTC-e. Migliaia di clienti in tutto il mondo avrebbero subito pesanti perdite dai loro fondi in valuta virtuale nel momento in cui la piattaforma di scambio ha deciso lo shutdown, con il risultato che miliardi di dollari sono letteralmente svaniti .

La Nuova Zelanda non è porto sicuro per la criminalità informatica

Il commissario di polizia neozelandese Andrew Coster ha spiegato in una dichiarazione:

Il sequestro dimostra che la Nuova Zelanda non è e non sarà mai un porto sicuro per i proventi illeciti ad alta tecnologia, generati dal crimine globalizzato

La polizia neozelandese dice di aver lavorato in collaborazione con l’Internal Revenue Service (IRS) degli Stati Uniti per portare a termine il sequestro, ed ora siede al tavolo dell’Alta Corte del Paese per garantire che i fondi siano adeguatamente confiscati e messi sotto custodia per ulteriori approfondimenti.

Di Vincenzo Augello