Troppe Banche non si fidano delle Cripto

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A quanto pare, banche e istituzioni finanziarie si dividono quando si tratta di criptovalute.

Molte banche non hanno gli strumenti adatti

Il divario tra finanza centralizzata e decentrata è stato in parte colmato negli ultimi mesi. Tutto sommato, molti istituti finanziari hanno ricevuto il nihil obstat per offrire servizi di cripto-custodia ai loro clienti, ma in quante realmente richiedono questo tipo di servizio ?

Secondo un recente rapporto, sembra che tante banche abbiano avuto dei ripensamenti sulle valute digitali. Un documento commissionato sia dalla RUSI che dall’ACAMS mediante la partnership con YouGov, contiene più o meno 566 risposte delle autorità di regolamentazione finanziaria di tutto il mondo, molte delle quali sono responsabili del monitoraggio e della gestione degli scambi di valuta immateriale basata su blockchain e di altre società monetarie; peraltro, anche unità di intelligence finanziaria hanno fornito informazioni per il sondaggio.

I timori di queste istituzioni sono soprattutto nei fatti, per cui sia Bitcoin sia le altcoin sono usate per azioni-cybercrime e vedono in BTC uno strumento per finanziare  terroristi, attacchi informatici e altre organizzazioni criminali. Molte banche semplicemente non riescono a contemperare il rischio connesso alle darknet, dove l’utilizzo di Bitcoin e delle cripto è piuttosto diffuso, con l’evoluzione legata al fintech basato su blockchain.

Circa il 70% degli intervistati ha indicato l’attività criminale come la preoccupazione principale per quanto riguarda l’uso della moneta virtuale più capitalizzata e delle monete che circolano su altre chain a blocchi.

Kayla Izenman, co-autore del rapporto e analista al Center for Financial Crime and Security Studies, spiega in un’intervista:

L’industria che si muove nella crittografia sembra avere una grande fiducia nelle proprie capacità di contrastare e rilevare i rischi, mentre i governi non hanno altrettanta fiducia. Colmare il divario è essenziale, in quanto tutti sono d’accordo sul fatto che l’uso della cripto-moneta è in aumento, ma sappiamo che non c’è un chiaro consenso sull’azione normativa, che rischia di aprire la porta ad attività illecite

Troppe le distanze

Rick McDonell, direttore esecutivo dell’ACAMS e ex segretario esecutivo del Financial Action Task Force (FATF), ha detto:

I risultati di questo sondaggio danno una visione globale unica nel suo genere di come gli intervistati dei governi, delle istituzioni finanziarie e della stessa industria crittografica si pongono di fronte alle criptovalute: il potenziale e i rischi. I loro punti di vista non valgono nulla, dato che le politiche e l’applicazione delle normative continuano a prendere forma in tutto il mondo

Ciò che tuttora la relazione dimostra è quanta distanza esista tra le istituzioni monetarie standard, le autorità di regolamentazione e l’arena delle criptovalute. Chi nel sondaggio si schiera dalla parte delle cripto suggerisce che l’industria digitale è più trasparente delle transazioni tradizionali, mentre gli intervistati pro fiat al momento mantengono tutt’altra visione.

Di Vincenzo Augello