Un grafico bianco

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Mi capita spesso di guardare un grafico bianco, nel quale sono riportate soltanto le candele che rappresentano il movimento del prezzo. Per un analista è un quadro bellissimo, uno scenario in cui personalmente sono libero di vedere tutte le misurazioni più importanti basate sulla volatilità, visto che è su di essa che baso la mia operatività. Un grafico bianco comincia a dare la capacità di pensare e vedere il movimento del mercato da una prospettiva diversa, il che, d’altra parte, è esattamente quello che si dovrebbe cercare di fare.

Finora ho focalizzato l’attenzione sulla componente derivata della quotazione dei cambi, ed è importante che venga sempre considerata, anche se il suo impatto sul mercato valutario quasi mai è immediato e va costantemente monitorata. Molti di noi sanno infatti che la volatilità implicita, presunta dai titoli, non è una variabile costante e può modificarsi nel tempo.

Tuttavia, quando viene confermata è un dato incontrovertibile e guida il prezzo. D’altro canto la statistica è chiara: la variazione significativa dell’ open interest dei futures e delle opzioni valutarie è la cartina di tornasole di una coppia di valute. E’ utile, però, riuscire ad osservare il grafico del prezzo anche senza il sostegno degli indicatori di analisi tecnica, e sentire qualcosa. I trader migliori lo sanno fare e ciò si concretizza nella capacità di guardare un dato relativo alla quotazione in un preciso momento e capire che è stato raggiunto un punto di attivazione prodotto dal denaro degli operatori che contano, una inefficienza.

Questa attitudine di “sentire” ed intuire in modo visivo il futuro del prezzo non è innata, né intrinseca nel nostro cervello, bisogna lavorarci su, allenarla; d’altronde possiamo pensare al grafico come ad uno scatolone imballato: c’è un alto e un basso con la scritta in mezzo “fragile”.      

Di Vincenzo Augello