Vediamo perché la rete Bitcoin è un sistema sicuro (prima parte)

Lettura 3 minuti

La valuta bitcoin è  retta da una rete in cui un registro di nomi e di numeri, rappresenta la quantità di bitcoin che possediamo. Questi numeri non hanno alcuna relazione con il mondo reale, il loro valore dipende dal fatto che le persone sono disposte a scambiare beni e servizi per ottenere un numero più alto di bitcoin nel proprio conto. Alla fin fine i bitcoin assumono valore perché condividiamo l’idea che abbiano valore, un atteggiamento alla pari con  la cd “accettazione comune” fondamento di legalità del denaro tradizionale. Ci fidiamo delle banche e di conseguenza diamo credibilità alla valuta che emettono, ma forse i bitcoin possono essere ancor più meritevoli di fiducia perché si basano su qualcosa di più affidabile di un istituto finanziario: la matematica. La matematica è un fatto logico e non sbaglia mai. Lo scambio di denaro non è altro che uno scambio d’informazioni tra noi e la rete, si compra qualcosa comunicando alla rete che il conto deve diminuire di x bitcoin e il conto del destinatario deve aumentare della stessa quantità. I nodi della rete bitcoin trasmettono questa informazione a tutte le copie di registro aggiornandole. Il registro invece di essere tenuto da una banca è mantenuto da un gruppo. In una banca si possono conoscere solo le proprie transazioni mentre nella rete bitcoin si possono conoscere le transazioni di tutti. Qualunque furto avvenga in una banca è ovviamente denunciabile mentre nel sistema bitcoin ci si affida a funzioni matematiche per ogni aspetto che riguarda la sicurezza dei fondi depositati.

Un hacker potrebbe rubare i nostri bitcoin ?

Ahime, nessun sistema di home banking può essere sicuro al 100%. Un malvivente d’altronde potrebbe rapinarci vedendoci al bancomat mentre preleviamo. Non c’è alcuna certezza, ma se parliamo di probabilità, quelle che ha un hacker di bucare il sistema crittografico sono davvero basse. Mettiamo il caso che tizio voglia inviare 5 bitcoin a Caio.



All’atto dello scambio parte dell’informazione aggiornerà il registro ossia la blockchain, togliendo 5 bitcoin dal conto di Tizio accreditandoli a Caio. Il problema della sicurezza si pone nel momento in cui è necessaria la certezza che l’informazione sia partita da Tizio in persona e che nessuno si sia sostituito a lui. Il sistema bitcoin prevede una password per sbloccare i propri fondi non spesi chiamata digital signature o firma digitale. Quest’ultima dimostra in modo sicuro l’autenticità dell’informazione, garantendo che sia partita volontariamente dal legittimo proprietario in virtù di un algoritmo che impedisce la copia e la contraffazione di questa firma nel sistema elettronico. La firma digitale è uno strumento dinamico ovvero cambia ad ogni transazione mediante chiavi pubbliche e private. La chiave privata (Private Key) è la nostra vera password e serve per creare la firma digitale; la chiave pubblica (Public Key) serve agli altri per verificarla. In sostanza la chiave pubblica è l’indirizzo di destinazione nella rete bitcoin a cui si sta inviando il denaro. Tutti gli utenti hanno la chiave pubblica, per cui quando si spediscono i 5 bitcoin lo si fa indirizzandoli alla chiave pubblica di Caio. Per utilizzare questi soldi Caio dovrà dimostrare alla rete bitcoin che è legittimo proprietario di quella chiave pubblica e questo accade generando una firma digitale da un messaggio di transazione con la chiave privata. La sicurezza dunque è di tipo bilaterale dove l’informatica alla base della firma digitale consente di verificare che Tizio possegga la chiave privata senza che questa venga mai mostrata. Inoltre, poiché la firma digitale dipende da un messaggio, questa cambierà alla transazione successiva e non sarà riutilizzabile. (Di Vincenzo Augello).