Volatilità e rischio

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Uno dei concetti fondamentali in finanza è quello di “volatilità”, importante nel trading di breve, di medio e di lungo termine. Si tratta di un parametro fondamentale in quanto esprime la variazione della quotazione nel corso di un determinato periodo di tempo, generalmente misurata dalla deviazione standard, un indicatore in dotazione a tutte le piattaforme di trading.  La deviazione standard è un calcolo statistico della dispersione dei valori attorno alla loro media e replica graficamente quanto è stata ampia, all’interno di un lasso di tempo, l’oscillazione dei valori di mercato di una valuta, di un cambio o di un titolo. La volatilità è strettamente connessa al rischio. Infatti, più il mercato è volatile tanto più è rischioso e viceversa. Il forex, ad esempio, come i mercati virtuali delle criptovalute sono molto volatili e dunque includono una componente di rischio elevata rispetto a strumenti finanziari domestici, con volatilità minima o inesistente come può essere un conto deposito. Ciò si traduce, perlopiù, in una propensione maggiore ad investire il patrimonio in strumenti finanziari a volatilità bassa o nulla, mentre solo una quota inferiore del capitale viene allocata in asset con alti valori di deviazione standard. Non esistono delle percentuali ottimali da destinare agli strumenti più volatili e a quelli meno volatili, perché esse dipendono dall’attitudine al rischio del singolo investitore, dall’orizzonte temporale dell’investimento, dall’età, dall’esperienza e dal grado di responsabilità. Ciò nonostante, tra le tante lezioni che i mercati finanziari hanno impartito a tutti negli ultimi anni c’è quella per cui il cosiddetto “risk free”, ovvero l’investimento privo di rischio non esiste. Così tante banche in Italia e nel mondo apparentemente solide e rinomate hanno chiuso i battenti lasciando solo le briciole a tanti risparmiatori. Il cigno nero è sempre in agguato e ne abbiamo vissuti molti dall’inizio del nuovo millennio. La volatilità ha riflessi considerevoli nelle strategie operative, in quanto comprende indicatori grafici di grande peso sulle percentuali di operazioni in profitto nel trading a più alta esposizione di rischio. Pensiamo all’utilità delle bande di Bollinger, della regressione lineare, dell’ Average True Range, del MACD in configurazione 3.10.1; riflettiamo pure sulle preziose nozioni relative agli allontanamenti dai valori medi deducibili dalle medie mobili semplici ed esponenziali, e non solo dalla deviazione standard. Tutta una serie di riferimenti che avvicinano l’operatività del trader privato a quella delle grandi banche d’affari e che avremo modo di approfondire nel corso del tempo. E’ questa una maniera di studiare i mercati che consente di valutare la volatilità non solo come quantificazione del rischio di un’operazione finanziaria ma anche come misura della sua convenienza.  (Di Vincenzo Augello)